Della Chanson de Roland 1 non si ha datazione certa, presumibilmente è stata scritta intorno alla seconda metà dell’XI secolo; questa ipotesi è avvalorata dal fatto che l’opera appartenga al ciclo carolingio: ciclo di tipico carattere epico-cavalleresco, sviluppatosi dopo l’anno Mille e celebrante, in versi, i valori massimi della società aristocratica.

Di chiara natura epica, l’opera trae spunto da un evento storico realmente accaduto: la battaglia di Roncisvalle del 15 agosto 778, dove il paladino impavido Rolando (oppure Orlando) trova la morte.

 

Quello che questo articolo, ora, si propone di dimostrare in merito a quest’opera, è proprio come sia possibile confrontare la passione cristologica e quella di Rolando; ma ancora più in generale, come l’intera situazione richiami la narrazione biblica tramite analogie tra situazioni e personaggi.

A supporto di questa tesi è possibile considerare il testo, e primariamente l’episodio storico cui si riferisce, come l’embrione di quelle che saranno circa tre secoli dopo le crociate. Guerre religiose promosse dalla Chiesa cattolica nel periodo che va dall’XI al XIII secolo; e proprio la religiosità è la chiave portante di quest’opera dove: Carlo raffigura l’illustre sovrano, fiducioso nei valori della fede cristiana e di questi più autorevole difensore, Orlando tiene alta l’asta del mito dell’eroe leale ed impavido pronto al sacrificio e Gano rappresenta il traditore di facile corruttibilità.

 

Particolarmente importante è la lassa CCLXIX, dove entra in scena l’unica figura femminile della Chanson de Roland, Alda la bella (così descritta nella lassa precedente).

Ella introduce l’amorosità in questa lirica, che non spicca più come unicamente epica. Lasse dense di eros, commisto al thanatos, che come un filo rosso si snoda e unisce tutta la tradizione letteraria. A questo punto il filo rosso dell’amore si stringe intorno al collo della damigella Alda come un cappio, quando:

“Dice al re: «Dov’è Orlando il capitano

che mi giurò di prendermi a compagna?»” 2.

Lo dice prematuramente vedova e già discesa per metà con l’anima negli Inferi, come una novella Proserpina.

Questo momento è sfondo di una profezia già nota per un’altra donna che prima di lei scivolò in una perdita, ma del figlio; difatti come per la Madonna fu Simeone l’oracolo di tale orrore, quando nel presentare il Bambino Gesù nel Tempio le fece la seguente profezia: “«E anche a te una spada trafiggerà l’anima»” 3; per Alda lo è l’imperatore col suo dire: “«Sorella, dolce amica, di un uomo morto mi domandi»” 4.

Come Alda incarna in questa Chanson la figura di Maria, Carlo assume le sembianze di Giuseppe, cui un angelo si recò in veste di annunciatore, per conferire con lui che avrebbe avuto un figlio col “«nome di Gesù, perché sarà lui a salvare il suo popolo dai suoi peccati»”5.

A questo punto il ritratto della Sacra Famiglia è completato dalla figura di Orlando, incarnato nella lirica come il Cristo, sacrificante se stesso per prediligere il bene di molti; quindi così è confermata la profezia dell’arcangelo Gabriele a Giuseppe.

Il Cristo e Orlando sono analoghi persino nella morte, per entrambi causata dal tradimento di uno dei propri pari, ed anche nel dispiegarsi del giorno e della notte in quel momento tumultuoso: “Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio” 6.

E così nella Chanson:

“Quando il re vede scendere la sera,

Si china a terra e prega Iddio Signore

Di far che il sole si arresti per lui

E la notte ritardi e il giorno duri”.

Quando poi, dopo lo scontro, causato dalla supremazia della fede cristiana sulla paganità dei nemici, l’imperatore rientra ad Acquisgrana, è in compagnia di Gano il fellone, incatenato e cosparso di vergogne poiché “Altri compensi non ha meritato” 7.

 

Poiché Gano indossa le vesti di Giuda, colui che per pochi denari tradì il Messia: “Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù… promisero di dargli del denaro8.

Un episodio simile a questo è quello illustrato da Carlo ai signori baroni di Francia, dicendo loro che Gano: “«I dodici pari ha tradito per denaro»” 9, e sono proprio i dodici pari a rinnovare analogie con l’episodio cristiano della Bibbia. Dozzina di cui Giuda era membro, e che ha tradito per denaro: “Ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?»” 10.

 

  1. Turoldo, Chanson de Roland, seconda metà XI secolo.
  2. Chanson de Roland, lassa CCLXVIII.
  3. Vangelo Luca, 35.
  4. Chanson de Roland, lassa CCLXVIII.
  5. Vangelo Matteo 1,20-21.
  6. Vangelo Marco 15,33.
  7. Chanson de Roland, lassa CCLXX.
  8. Vangelo Luca 22,3-6
  9. Chanson de Roland, lassa CCLXXII.
  10. Vangelo Luca 22,48.

 

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