Insofferenti verso la cultura accademica ufficiale delle arti, William Holman Hunt, Dante Gabriel Rossetti e John Everett Millais nel 1848 fondarono la società artistica della Confraternita dei Preraffaelliti, che racchiudeva in sé il loro bisogno di rinnovamento spirituale ed estetico delle arti figurative. Il nome scelto dichiara l’estetica figurativa prediletta dal gruppo di rifarsi ai modelli precedenti a Raffaello Sanzio. Agli artefici della pittura accademica (punti fermi quali Raffaello, Michelangelo, Leonardo), loro anteponevano la purezza espressiva dei maestri del Trecento e del primo Rinascimento italiano: tutto è trasportato su tela con una particolare attenzione per il realismo descrittivo della scena e l’intento di eliminare gli artifici e i virtuosismi.

I temi principali dei dipinti di questo innovativo circolo di giovani pittori inglesi erano gli episodi della Bibbia, in particolare le scene dall’Annunciazione, tra cui il celebre Ecce ancilla Domini di Rossetti, e i temi nazionalistici come si può vedere nelle opere di Ford Madox Brown come I semi e i frutti della poesia inglese (1845-1851) e Il lavoro (1865)

Ecce Ancilla Domini, Gabriel Dante Rossetti, 1849-1850

Sicuramente le opere più celebri della pittura preraffaelita sono quelle che si focalizzano sulle opere e le atmosfere shakespeariane e sul ciclo arturiano, con una particolare attenzione per la figura della Dama di Shalott.

Ophelia, John Everett Millais, 1851-1852

L’opera di John Everett Millais Ophelia è sicuramente l’emblema dei preraffaelliti: dipinta tre il 1851 e il 1852, rappresenta la scena della morte della giovane Ofelia, una delle protagoniste principali della tragedia shakespeariana Amleto. Qui Millais, rifacendosi al testo della tragedia, dipinge la giovane Ophelia in equilibrio sull’acqua con le mani aperte e i fiori che si disperdono seguendo la corrente del ruscello. L’ambiente naturale attorno alla giovane è dipinto con grande attenzione per i particolari, con un naturalismo quasi scientifico, ma chi guarda il ritratto è immediatamente attratto dalla carica simbolica dei fiori e delle piante scelte da Millais per il paesaggio stesso: il salice, l’ortica e le margherite infatti simboleggiano l’amore abbandonato, il dolore e l’innocenza, mentre il papavero è il fiore simbolo della morte.

Beata Beatrix, Dante Gabriel Rossetti, 1872

Dante Gabriel Rossetti, altro fondatore della Confraternita dei Preraffaelliti, dipinse anche lui scene del ciclo arturiano e del medioevo. La sua arte tendeva a recuperare la spiritualità del passato, e si concentrò sui temi della mitologia e dell’antichità e sulle figure del primo Rinascimento italiano, ma soprattutto si interessò particolarmente a Dante ed ai poeti del Dolce Stil Novo, come si può vedere nel quadro Beata Beatrix del 1872, dove ritrasse la moglie Elizabeth Siddal Rossetti nella figura della donna amata da Dante e morta prematuramente, Beatrice Portinari. Nel quadro, Beatrice è infatti rappresentata secondo le fattezze della sua compianta moglie, anch’essa morta in giovane età: la donna è dipinta con una fluente chioma fulva e appoggiata ad un balcone con il volto trasognato e il corpo rilassato, elementi che definiscono l’intenzione del pittore di mostrarla in una sorte di estasi mistica. Il dipinto presenta elementi allegorici che si riferiscono sia a Beatrice, come la meridiana che indica il numero 9, numero multiplo di 3 e ricorrente nella Divina Commedia di Dante, sia a Elizabeth Siddal, come il colore della colomba sul suo grembo, rossa come i suoi capelli e simbolo della passione, o come il papavero di oppio nel becco della colomba che simboleggia il laudano, in riferimento all’overdose che le stroncò la vita.

I Preraffaeilliti si ispirano a molte correnti pittoriche come al Classicismo, al Manierismo del Cinquecento e alla raffinata linearità della pittura italiana del Quattrocento, con una particolare attenzione per le opere botticelliane, ed influenzarono fortemente il loro tempo, in particolare Rossetti venne considerato da molti studiosi il precursore del Simbolismo.

La loro estetica pittorica e la loro filosofia romantica portarono ad uno stravolgimento nella pittura dell’Ottocento, che si sarebbe riflesso non solo nell’arte ma anche nella letteratura e nella società vittoriana dell’epoca.


FONTI

“I luoghi dell’arte” di G. Bora, G. Fiaccadori, A. Negri