Un tema caldo, bollente oserei dire, di cui avevamo già parlato in altri due articoli (http://losbuffo.com/2017/08/10/corea-kim/ , http://losbuffo.com/2017/08/11/corea-nord-minaccia-nucleare/ ).Un argomento all’ordine del giorno e affrontato da tutte le televisioni internazionali. Una minaccia tanto grande quanto pericolosa e preoccupante: futuri attacchi missilistici potrebbero colpire l’Europa, e non solo. Kim Jong Un è un personaggio da tenere sotto controllo e fermare il prima possibile.

Il 3 settembre scorso un missile a idrogeno ha provocato un terremoto di magnitudo 6.3 nella zona nordorientale della Corea del Nord; ma questo non è stato un semplice lancio missilistico, bensì il sesto, e questa volta con un ordigno a idrogeno. Inutile dire e ricordare che le reazioni intercontinentali sono state immediate, cariche di rabbia e brama di bloccare definitivamente la politica del dittatore Kim Jong Un. La risposta più gettonata, tale da rimbalzare su ogni rete globale, è “tutta militare”, e proviene soprattutto dagli Stati Uniti; mentre la Russia e Pechino ricordano il rischio di una possibile risposta con le armi, alla quale sarebbe preferibile un contrattacco nel rispetto delle risoluzioni ONU. Nonostante le prevenzioni e suggerimenti, alcuni paesi non hanno esitato ad intervenire singolarmente. Ne è un esempio l’azione da parte di Seul, con il suo presidente Moon Jae-inn: stop alla politica pacifista. Continue esercitazioni con un missile balistico, nel braccio di simulazioni di un attacco contro un sito nucleare nordcoreano, hanno visto la Corea del Sud protagonista di una politica a cui, ormai, non vuole lasciare respiro, vittima della paura di un nuovo e imminente attacco. E nel frattempo anche Cina e Russia stanno intrecciando e intessendo fitti legami di cooperazione e collaborazione. Dunque, è nella parte est del mondo che si incontrano le più diverse e avverse posizioni sul bollente tema. Se da un lato si sottolinea un provvedimento più militare, dall’altro si concentrano le forze sul versante economico, al fine di colpire e destabilizzare il commercio petrolifero di Pyongyang.

Ma cosa succede, invece, in Europa?
Francia, Germania e Italia sono schierate lungo lo stesso cordone risolutivo: una necessaria “reazione internazionale forte di fronte al potenziale ulteriore sviluppo del programma nucleare nordcoreano”. Un’iniziativa, però, da coronare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e all’Ue.
“Il fatto che si tratti di un’area geograficamente molto lontana non evita all’Europa di fare la sua parte nel conflitto nordcoreano, l’Europa ha una voce importante nel mondo, deve usarla”, è quanto ha ribadito la cancelliera Angela Merkel parlando al parlamento federale tedesco. L’Inghilterra, dal canto suo, alza la voce sulle irrimediabili violazioni di Pyongyang nei confronti della sicurezza mondiale, insistendo per una “fine immediata”, duratura e incontrastabile.

Ma perché tutta questo allarmismo e pretesa di intervento imminente tra i confini europei?
E’ Parigi a lanciare l’allarme, informando come la potenza dei missili di Kim Jong Un potrebbero facilmente raggiungere l‘Europa prima del previsto. Questo avvertimento giunge però, ancor prima che dalla ministra francese della Difesa Florence Parly, dal quotidiano sudcoreano Asia Business Daily, citando fonti dell’intelligence non ancora identificate.

Ad indignarsi di fronte lo scempio di una nuova guerra sono anche le potenze del G7, che giudicano questo attacco come “irresponsabile”. Una risoluzione con misure sempre più forti e incisive è ciò che si legge nella dichiarazione firmata dai Big dell’intesa, perché, se da un lato le il programma nucleare di Kim Jong Un è sempre più avanzato e allarmante, dall’altro le “mezze misure” fin qui adottate non sono più sufficienti. Da questo momento in poi ogni intervento è possibile.

 

 

 

 

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