Sulla strada è un romanzo autobiografico di Jack Kerouac, scritto di getto su un lungo rotolo di carta nel 1951 e pubblicato solo 6 anni più tardi. La maggior parte delle case editrici lo riteneva troppo irriverente: in esso Jack Kerouac riversa le propria personalissima filosofia esistenziale e non si fa scrupoli nel descrivere una giovane generazione allo sbando, dipendente da droga e alcool e assolutamente incapace di badare a se stessa, soprattutto da un punto di vista finanziario.

Tuttavia, nonostante le difficoltà iniziali, il romanzo ottiene subito un enorme successo : esso diventa il manifesto della Beat Generation, che è appunto la generazione descritta da Kerouac. L’autore era particolarmente vicino ad essa e teneva stretti rapporti di amicizia con alcuni dei suoi esponenti principali, soprattutto con Neal Cassady, di cui fornisce uno stupendo ritratto letterario. Tra gli altri personaggi storicamente esistiti e degni di nota troviamo Allen Ginsberg e William S.Burroughs, nonché la madre dello stesso Kerouac. Quasi tutti i personaggi del libro sono stati esponenti della Beat Generation, e compaiono nel romanzo con degli pseudonimi. Kerouac stesso si attribuisce il nome fittizio di Sal Paradise, invece l’amico Neal Cassady ci viene presentato come Dean Moriarty; perfino la madre dell’autore viene descritta come una zia.

Jack Kerouac e Neal Cassady

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare».
(Jack Kerouac, On the Road, p. 17)

Facevano l’autostop per tutti gli Stati Uniti durante l’estate. «Andiamo a Los Angeles!» urlarono. «Che ci andate a fare?»
«Diavolo, non lo sappiamo. Che importa?»
(Jack Kerouac, On the Road, p.42)

L’essenza del libro è ben spiegata fin dalle prima pagine; le citazioni sopra ne forniscono un esempio. In questo romanzo autobiografico di Jack Kerouac non esiste uno scopo o una destinazione, esiste solo un movimento continuo e apparentemente fine a se stesso. Tutto inizia con un viaggio in autostop del protagonista Sal Paradise attraverso l’America, coast to coast. Da questa prima avventura sembrano dipanarsene altre, infinite, effettuate in autostop, in autobus, su auto rubate e su auto di proprietà e che si estendono attraverso tutto il territorio degli Stati Uniti fino al lontano Messico.


Sal Paradise, accompagnato dai suoi amici, in particolare Dean Moriarty, sembra incapace di stare fermo in un posto fisso e di accettare una vita tranquilla e monotona. È soprattutto Dean, quello che si potrebbe definire “l’anima della festa” a soffrire particolarmente di questo stato di irrequietezza, che lo spinge a sposarsi e a divorziare più volte, a cambiare residenza e soprattutto a viaggiare attraverso in paese. Dean Moriarty è il personaggio meglio caratterizzato di tutto il romanzo e presenta una psicologia molto complessa; tuttavia è proprio questa sua complessità a dare un senso di distanza al lettore, che non riesce a capire fino in fondo questo suo bisogno di cambiare aria. Ogni volta che egli ritiene di avere un’idea brillante, come ogni volta in cui sembra particolarmente a proprio agio in una situazione e raggiunge uno stato di piena pace dei sensi egli inizia a sudare copiosamente. Il sudore di Dean, che si estende a macchia d’olio per tutta la lunghezza della trama, è segno che una nuova avventura sta per iniziare, oppure che sta per accadere qualcosa di particolarmente eccitante. Perché Dean non si fa problemi a cambiare le carte in tavola e non ha difficoltà a ottenere quello che vuole.

Diverso è invece il protagonista Sal paradise, ma solo apparentemente. Egli si fa si scrupoli di coscienza, si interroga sul significato di questo moto incessante ma alla fine dei conti non sembra preoccuparsene troppo. Egli è disposto a seguire i propri amici fino in capo al mondo, forse in cerca di ispirazione per i propri romanzi (anche Sal come Jack è un aspirante scrittore), forse spinto dal desiderio di vita (motivazione in effetti più volte dichiarata nel corso del romanzo) o forse spinto da un sincero e incondizionato affetto verso i propri amici. Quale che sia il motivo della sua partecipazione agli spostamenti improvvisati dei suoi amici egli ne esce sempre vincente da un punto di vista umano. Ogni viaggio nel senso proprio della parola è al tempo stesso un viaggio sul piano metaforico: dopo ogni avventura i protagonisti tornano a casa con una lezione di vita e esperienze vissute che li aiutano a fare luce su particolari aspetti della propria esistenza. Dopo ogni viaggio e all’inizio del successivo il lettore può percepire come i protagonisti siano invecchiati, non tanto osservando il loro modo di comportarsi, che rimane sostanzialmente lo stesso lungo tutto il corso della trama, quanto da una loro maggiore presa di coscienza nei confronti di particolari situazioni.

In definitiva Sulla Strada è un romanzo apparentemente semplice ma che contiene diverse chiavi di lettura: a una prima impressione esso appare come un romanzo di viaggio o più semplicemente la descrizione della vita di un gruppo di giovani scapestrati, su un piano storico o teorico-letterario esso è un documento fondamentale per capire la Beat Generation e vedere più da vicino il modo di pensare di molti dei suoi esponenti, invece su un piano morale lo si può definire come un romanzo di formazione, non tanto per un effettivo cambiamento nella vita dei protagonisti quanto per una più profonda presa di consapevolezza nei confronti della vita.

Fonti articolo:

Jack Kerouac, sulla strada (con un saggio di Fernanda Pivano, traduzione di Marisa Caramella). 2010, Mondadori Milano.

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