Clint Eastwood, Ron Howard e Jodie Foster sono tra i tanti fulgidi nomi di attori che si possono fare dall’elenco di convertiti al lato oscuro della telecamera, ossia alla sua parte non illuminata dai riflettori: hanno passato tanto tempo sul set da apprenderne le dinamiche e decidere di pilotarle a loro volta, e hanno così intrapreso la carriera di registi. In alternativa, come nel caso meno glorioso di Sofia Coppola ne Il Padrino III, si tratta di artisti che hanno dato corpo a interpretazioni tanto cagnesche da doversi rifugiare rigorosamente dietro le quinte.

Nessuna sorpresa in tutto ciò: l’attore è un’artista, e l’emancipazione a regista è una prova su un percorso di formazione e approfondimento della propria consapevolezza creativa. Ma come leggere il Bildungsroman, non tanto di un attore di serie C come Coppola, ma di un attore di serie Z come uno stuntman?
“A Hollywood tutti quelli che sono così stupidi da buttarsi giù da una scalinata trovano qualcuno che li paga per farlo”: così Stuntman Mike in Death Proof definisce il proprio lavoro e ricalca la considerazione che del ruolo di stuntman tutti noi abbiamo. O avevamo. Perchè poi è arrivato David Leitch.

David Leitch dopo il college ha pensato bene che sfruttare una laurea in relazioni internazionali sarebbe stato troppo noioso e prevedibile, quindi intorno al 1997 se n’è andato a Hollywood: lì ha iniziato a campare come stuntman in film di indubbia raffinatezza e fama come Orgazmo – Making sex safe again! e con l’amico Chad Stahelski ha fondato 87Eleven, una società volta alla formazione e al coordinamento degli stuntman. Un paio di anni dopo qualche produttore ha ritenuto che Leitch da dietro somigliasse a Brad Pitt, così ha iniziato a farsi male in Fight Club, Troy e Ocean’s Eleven, mentre il collega Stahelski sostituiva Keanu Reeves in Matrix.
Leitch s’impegna a prendere appunti sui set che frequenta e assorbe come una spugna le mosse e i meccanismi dietro alla realizzazione di un film: passa da coordinatore generale degli stuntman ad attore, fino a farsi le ossa come regista di seconda unità in Wolverine – L’immortale.

Da sinistra: Chad Stahelski, Keanu Reeves e David Leitch sul set di John Wick

È dalla collaborazione con il sopraccitato Keanu Reeves che la coppia Leitch-Stahelski debutta infine alla regia nel 2014 con John Wick, action sparatutto dall’estetica videoludica, che ha avuto incassi e accoglienza di pubblico tanto soddisfacenti da far sfornare nel 2017 il secondo capitolo per mano del solo Stahelski. In questo stesso anno Leitch realizza a sua volta Atomica Bionda con Charlize Theron e James McAvoy, uno dei titoli di punta della passata stagione estiva delle sale cinematografiche.
Atomica Bionda è uno spy thriller tratto da The Coldest City, una serie di graphic novel di genere noir: il film è ambientato nel novembre 1989 a Berlino e racconta la missione di Lorraine Broughton, spia inglese dell’MI6, inviata a recuperare dalle mani sovietiche un documento che espone pericolosamente gli agenti segreti degli opposti schieramenti, a prescindere dal lato del Muro cui appartengono.
A differenza di John Wick, il regista si mostra in grado di controllare una trama molto articolata e complessa, scandendola a una velocità in costante crescendo. I dialoghi sono brillanti e mai si è disturbati da una battuta ingenua o banale, ma le azioni sono l’elemento più notevole: Leitch questa volta si trattiene dal gusto per l’esagerazione e ripulisce il proprio repertorio da piogge di proiettili e cazzotti, per attenersi a quelle mosse cui un agente segreto è addestrato.
Le coreografie dei combattimenti corpo a corpo sono crude ma non si sporcano di splatter, risultano tanto studiate da sembrare eleganti – ma comunque credibili – e, così come anche gli inseguimenti in macchina, sono riprese con una lucidità impensabile per un novellino non studiato: tanto per capire il livello, provate a confrontarle con le scene d’azione di Batman Begins, e quindi con una gallina dalle uova d’oro come Christopher Nolan.
Berlino rimane “la città più fredda” nonostante si muova su ritmi punk-rock: a detta della troupe il regista voleva che gli attori registrassero le take accompagnati in sottofondo dal soundtrack del film, perché mai si dimenticassero il tono e il ritmo cui attenersi. Doveva sembrare uno shooting piuttosto festaiolo, considerati ad esempio i remix di Blue Monday e Sweet dreams (are made of this). Tamarre le musiche e meravigliosamente tamarra l’estetica, che se la gioca fra esterni di ghiaccio e buio, ed interni al neon.

Titoli di testa di Deadpool

Deadpool 2 è la prossima sfida che attende il nostro stuntman sulla strada per diventare il nuovo George Miller del cinema d’azione: se la dovrà vedere con quel peperino di Ryan Reynolds e con il candidato all’Oscar Josh Brolin nel ruolo di Cable. Come se già il primo Deadpool non ci avesse fatto smaniare per un seguito, non possiamo più aspettare ora che sappiamo chi è “il tizio pagato troppo”.

Fonti: https://en.wikipedia.org/wiki/David_Leitch_(director)

https://www.youtube.com/watch?v=xk43xhdBt5I

https://www.youtube.com/watch?v=WnYkpX-LoL4

Credits: https://www.google.it/search?biw=1366&bih=637&tbm=isch&sa=1&q=atomica+bionda

https://www.google.it/search?biw=1366&bih=588&tbm=isch&sa=1&q=david+leitch+set

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