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13 dicembre 2017

La musica universale di Stregoni

La musica universale di Stregoni

Forse è proprio la musica a essere l’unico e vero linguaggio universale, capace di trasmettere rabbia, gioia, dolore e sollievo senza aver bisogno di essere capita in ogni singola parola. La stessa che riesce a unire dove l’uomo pone ostacoli.

Oltre un anno di concerti tra Italia e Europa, insieme a centinaia e centinaia di ragazzi, nei centri profughi dove migranti provenienti dall’Africa e dall’Asia vivono in un mondo a parte, isolati. Stregoni, nato dall’idea di Gianluca Taraborelli (Johnny Mox) e Marco Bernacchia (Above The Tree), viaggia tra le strutture portando i propri strumenti e dando il via semplicemente alla fluida natura dell’essere umano. Senza ostacoli, senza barriere. Dove tutti possono improvvisarsi musicisti di una enorme band, possono liberare i ritmi che appartengono inconsciamente, gridare alla vita, uscire fuori tempo senza essere accusati.

Foto di Cristiana Rubbio

Stregoni è un progetto che si basa sulla spontanea improvvisazione. L’input per partire sono i brani (Rap, Pop occidentale e musiche tradizionali) contenuti negli smartphone dei migranti. Considerati come simboli negativi dei «migranti viziati», i cellulari sono delle casseforti grazie a cui è possibile conoscere le loro passioni musicali, le loro storie, dove sono custodite «le foto dei figli o dei genitori» con cui, sempre grazie a essi, possono comunicare. Dai brani scelti dai ragazzi si passa al lavoro di Johnny Mox e Above The Tree, i direttori d’orchestra, che, grazie ai loro strumenti e alle loro esperienze musicali, danno vita a un tappeto psichedelico di loop dove i partecipanti vengono coinvolti e resi protagonisti con canti dal sapore contemporaneo. La musica di Stregoni non ha genere, ha coraggio e vitalità.

«Non ricordo nulla, non ricordo nulla del mio paese, non voglio più ricordare niente» dice un ragazzo nel documentario diretto da Filippo Biagianti. Venti minuti in cui si racconta il progetto e l’esperienza biennale di Stregoni, in cui gli stessi ragazzi raccontano le proprie storie. Una testimonianza capace di far riflettere e che mette in luce la voglia di andare avanti, di dimenticare il passato macchiato dalla violenza e la sofferenza presente nei luoghi di origine dei migranti.

Guardate il documentario, seguite Stregoni sui canali social, supportate un progetto originale e creativo capace di abbattere le barriere mentali (e musicali).

Fonti:

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