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16 ottobre 2017

Nuove strategie economiche cinesi: crescere passando dalla ricerca scientifica

Nuove strategie economiche cinesi: crescere passando dalla ricerca scientifica

Far fallire un centro di ricerca di rilevanza internazionale è grave, soprattutto se costruito con i soldi pubblici e da anni sull’orlo del crac finanziario, nel disinteresse generalizzato di tutte le compagini politiche. Ancora più grave però, è comprare un centro di ricerca, farlo quasi fallire, e sostanzialmente regalarlo a un altro stato per ripianare i debiti. È ciò che sta succedendo al centro farmacologico contro il cancro, a Nerviano. Infatti, lunedì 25 settembre il fondo sovrano dello stato cinese ha presentato formalmente un’offerta (l’unica) per l’acquisto di una quota largamente maggioritaria del centro: si parla di circa il 90% delle partecipazioni.

Regione Lombardia

Il bando, a cui ha preso parte il solo Stato cinese, vuole cercare di risolvere una situazione che si protrae dal dicembre del 2010, quando la Regione Lombardia ha acquistato il centro di ricerca, senza mai riuscire a risolvere la profonda crisi finanziaria che lo tormentava. Il centro, costato per ora circa 175 milioni di euro alle casse regionali, rimane tutt’ora esposto verso le banche per 200 milioni di Euro: 180 verso Unicredit e 20 verso Banca Popolare di Sondrio, senza contare ulteriori 35 milioni di euro prestati dalla Regione Lombardia, e dai più attualmente ritenuti perduti. E così, lo Shangai Advanced Research Institute, istituto fondato dall’Accademia delle scienze cinesi (CAS) e dal governo municipale di Shangai, mediante il supporto del fondo sovrano cinese, ha deciso di presentare un’offerta per rilevare – a titolo, secondo i più informati, quasi gratuito – il centro di Nerviano, a patto di saldare i debiti verso le banche finanziatrici. Sari Investment management – la SPV che ha presentato l’offerta – dovrà poi iniettare nuovi fondi nel tentativo di dare autonomia patrimoniale al centro.

Resta il dubbio che l’interesse dello Stato cinese per un centro di ricerca italiano non sia a finalità speculative, e non entri nell’ottica di massimizzazione dei profitti della struttura di Nerviano nel breve periodo. Esso, con buone probabilità, rientra in un progetto di più largo respiro, che mira all’acquisizione di centri di ricerca all’avanguardia sul territorio europeo, italiano in questo caso. Il piano di sviluppo potrebbe forse prevedere più che altro un potenziamento dell’intera industria farmaceutica mediante l’iniezione di nuove risorse umane altamente specializzate nel campo oncologico. La Cina otterrebbe quindi un vantaggio economico passando dalla supremazia scientifica: un atteggiamento opposto a quello dell’Europa, dove invece gli investimenti pubblici sono spesso carenti, considerati superflui e disincentivati. La Cina, forse, è più vicina di quello che si possa pensare.

Images: copertina

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