Esiste una filosofia di vita che ha come scopo quello di ridurre al minimo l’impronta ecologica dell’umanità sulla Terra, ridurre quindi l’impatto che noi esseri umani abbiamo quotidianamente sul nostro pianeta. Chi adotta questa filosofia, chiamata ‘zero waste living‘ (vivere senza scarti), si impegna a produrre meno rifiuti possibili. Ma, ahimè, nessuno è perfetto e produrre assolutamente zero spazzatura, in una società come quella attuale, sarebbe impossibile (o perlomeno molto molto difficile)! Si tratta quindi di un ideale a cui aspirare: un modello non lineare (come quello diffuso nella nostra società ‘usa-e-getta’) bensì circolare. È un concetto mentale che spinge a pensare ad ogni oggetto ed elemento nella nostra vita come riutilizzabile: quando ci si accinge ad introdurre qualcosa di nuovo nella nostra casa sarebbe bene pensare “come posso ri-utilizzarlo? Come riciclarlo?” in modo tale da limitare la quantità di spazzatura prodotta quotidianamente. Così gli oggetti entrano in un sistema circolare che, idealmente, non li condurrà mai alla spazzatura.

Lo stile di vita zero waste è applicabile in ogni campo della vita quotidiana, dalla cucina al bagno…come integrarlo nel mondo della moda?

È qui che entra in campo il commercio di seconda mano, che sia il semplice usato o il più ricercato vintage. Anche Laura Singer, pioniera della vita zero waste e creatrice del blog Trash Is For Tossers , nel suo intervento a TEDxTeen propone questo riciclo di abiti come buona soluzione secondo i principi dello stile zero waste. Adottando la moda del riciclo, si rifiuta lo stile consumistico che da qualche decennio a questa parte troneggia nella vita del mondo occidentale: si ridà vita a qualcosa di già amato precedentemente da altre persone, invece di continuare ad impilare una serie di abiti nuovi, di cui, diciamoci la verità, non abbiamo nemmeno veramente bisogno. Così facendo si diminuiscono i consumi e di conseguenza la spazzatura che viene prodotta e portata alle discariche. Forse non ci si pensa mai, ma ciò che accatastiamo all’interno delle nostre case (e dei nostri armadi) dovrà pur uscirne e finirà molto probabilmente nelle spazzature.

Perchè cercare qualcosa di nuovo, quando si può avere un altro capo usato, a meno prezzo, ricco di storia e carattere?

I negozi dell’usato si occupano spesso della cernita e selezione dei capi più idonei e in alcuni casi anche della conseguente sterilizzazione, prima di mettere in vendita (o meglio dire ri-vendita) la propria merce, il che allontana il timore di capi sporchi, logori e rovinati. Inoltre l’usato, a meno che non sia vintage d’epoca, viene rimesso in commercio a prezzi inferiori, avendo così anche il pregio di essere più economico. Si fa del bene all’ambiente e al proprio portafoglio.

Il concetto del riciclo è perfettamente rappresentato dai charity shop del Regno Unito: negozi che rivendono oggetti e abiti a basso prezzo per devolvere il ricavato in beneficenza. Ognuno è dedito ad una causa specifica e acquistando sai dove verranno investiti i tuoi soldi; tra i più conosciuti sono OXFAM (molte le cause per cui lotta: dal migliorare la condizione delle donne, a costruire pozzi nei territori più sfortunati), Cancer Research UK (che come dice il nome stesso, si occupa della lotta al cancro) e The Salvation Army (di stampo religioso, il suo punto vendita vicino ad Oxford Street vanta una posizione nel cuore dello shopping Londinese).

Ma anche Milano, città della moda a livello mondiale, tra i marchi rinomati e le griffe di lusso, nasconde piccole gemme del riciclo, bisogna solo sapere dove curiosare. In via Cappellari 3, a pochi passi da Piazza del Duomo si trova Humana Vintage, che si occupa di rivendere abiti esclusivamente donati (e non acquistati) e devolvere il ricavato per sostenere progetti umanitari in Africa. Sempre nella zona centrale ma un po’ nascosto, vicino alla affollata via Torino, si trova il negozio Napoleone (via degli Arcimboldi, 5) che in pochi metri quadri di spazio concentra una delle migliori selezioni di capi vintage della città (soprattutto una vasta collezione di jeans Levi’s ad ottimo prezzo). Infine, per un usato ancora più economico, il luogo perfetto è Di Mano in Mano, negozio di un’impresa sociale attiva da più di 15 anni ed evolutasi successivamente nella Cooperativa Di Mano In Mano. È ciò che Milano offre di più simile ai charity shop: rivende abiti, libri, cd, dvd, mobili e oggetti per la casa a prezzi decisamente abbordabili. Ci si potrebbe spendere delle ore in questo negozio, senza nemmeno accorgersi. Il sito internet recita, sottolineando il carattere solidale e umanitario di questa realtà:

“Non semplici negozi ma veri e propri laboratori di idee e di valori”

L’intento principale di questo articolo è quello di invitare ad un acquisto più responsabile, alla riflessione e al rifiuto dello stile consumistico che regna sovrano nella società odierna. Rinunciare, almeno in parte, al fast fashion delle catene internazionali e pensare invece a ridare vita ad abiti ancora in ottime condizioni e che possono dare ancora molto, se solo viene data loro una nuova possibilità.

 

 

FONTI:

video “Beginners guide to zero waste living”

video “Why I live a zero waste life”

www.goingzerowaste.com

i 6 charity shops da non perdere a Londra

www.oxfam.org.uk/shop

www.salvationarmy.org.uk/princes-street-charity-shop

www.humanaitalia.org

www.dimanoinmano.it