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16 dicembre 2017

UPSKIRTING: UNA NUOVA ARMA SI AGGIRA TRA LE FOTOCAMERE

UPSKIRTING: UNA NUOVA ARMA SI AGGIRA TRA LE FOTOCAMERE

Purtroppo, sempre più frequentemente, veniamo informati in maniera impetuosa di molestie, atti di violenza contro donne e ragazzine, spesso vittime di uomini o ragazzi da loro conosciuti, e di cui si fidavano. Comportamenti meschini, azioni subdole condotte con l’inganno, con il solo fine di procurare dolore, vergogna e rimorso a tutte le donne che troppo si sono fidate. Questo egoismo, però, è un virus ormai insito nella nostra società; un male da espiare che sta assumendo forme insolite e sconosciute, l’ultima delle quali prende il nome di: upskirting, letteralmente “spiare sotto la gonna”. 

Gonne e vestitini sono indumenti amati da donne e ragazze di tutto il mondo, scelti tra gli infiniti capi che custodiscono come reliquie nell’armadio per la loro praticità e versatilità, soprattutto nelle calde giornate estive. Insomma, il “must have” di ogni donna. Eppure ora, ad aggiungersi ai commenti e giudizi circa la loro lunghezza o la fisionomia, si aggira una nuova minaccia. Sono passati i tempi alla Marilyn Monroe in cui le gonne venivano sollevate dallo spostamento d’aria provocato dal passaggio di un treno della metropolitana, o dei piccoli incidenti di percorso dovuti al camminare su una grata (anzi, questo a volte accade ancora). Ora l’avvento della tecnologia ha condotto maschi di tutte le età a girare armati di smartphone o fotocamere non per immortalare un tramonto da postare sul proprio profilo social; bensì queste armi vengono utilizzate per invadere l’intimità di una donna, infrangendo la sua sensibilità e dignità. Mi correggo: di tutte le donne. Sì, perché ogni mancanza di rispetto porta in campo quella che comunemente viene chiamata “solidarietà femminile” (alla quale partecipano anche uomini e ragazzi, sia ben chiaro), ma che, in realtà, è la consapevolezza di quello che di terribile e preoccupante sta dilagando nella società. Sono state infatti oltre 50 mila le firme raccolte dalla petizione lanciata su Care2 da Gina Martin, vittima della molestia sessuale nota con il nome di “upskirting”. Una notizia diffusa dalla BBC e che ben presto ha fatto il giro di tutto il mondo.

Era l’8 luglio ad Hide Park, in coda per il British Summer Time music festival. Gina si trovava lì con la sorella. Una giornata diversa dalle altre, speciale per l’emozione di trovarsi in un posto dove poter festeggiare l’estate e le vacanze. Il numero delle persone presenti non si conta, troppo per farlo, ma a lei e sua sorella sono rimasti bene impressi due uomini per la loro insistenza e insolenza. Fu proprio uno dei due a scattare la foto, mettendo il telefono tra le gambe di Gina senza che lei se ne accorgesse. A tradire i due molestatori, però, è stata quella risata di compiacimento che ha attirato l’attenzione di Gina, la quale, notando i loro sguardi fissi sullo schermo del telefono, si rese contò che ciò di cui stavano sorridendo erano proprio le sue mutande. Agilità e prontezza le hanno permesso di strappare loro lo smartphone e denunciare l’accaduto alla polizia, da cui ricevette una risposta a dir poco inaspettata: “ci spiace, non possiamo fare nulla. Le foto non sono abbastanza oscene”. Una risposta che non ha di certo fermato la tenacia di Gina nel condannare la molestia subita: una foto dei due uomini condivisa su Facebook. Il web non rimase sordo all’appello della giovane ragazza. Al contrario, la foto divenne subito virale, rimbalzando da un social network all’altro, portando donne vittime di violenze a condividere le loro esperienze. Fu proprio dal sostegno ricevuto che Gina lanciò la petizione contro l’upskirting, richiamandosi alla legge contro il voyeurismo non consensuale, siglata nel Regno Unito nel 2003.

Il fenomeno dell’upskirting viene già considerato un’offesa sessuale in Scozia, Australia, Nuova Zelanda e alcuni stati degli US. Altri paesi, come il Giappone, invece, per far fronte a una violenza ormai troppo diffusa hanno dotato tutti i telefoni con fotocamera di un suono che viene automaticamente azionato (e impossibile da disattivare) nel momento in cui si scattano foto.

Rispetto e tutela sono due termini fondamentali, troppo spesso sostituiti da abusi, soprusi e stupri, voci che quotidianamente nutrono le nostre cronache. Forse, fino ad ora è stato un pericolo sconosciuto a molti di noi quello dell’upskirting, ma ora costituisce un’altra emergenza da combattere e debellare.

 

Fonti:

Crediti Immagine: Immagine 1, Immagine 2, Immagine 3, Immagine 4, Immagine 5

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