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14 dicembre 2017

ANTONIO LIGABUE: L’ARTE COME ESPRESSIONE DEL PROPRIO LUOGO SICURO

ANTONIO LIGABUE: L’ARTE COME ESPRESSIONE DEL PROPRIO LUOGO SICURO

Antonio Ligabue, nato con il nome di Antonio Laccabue, è stato un pittore del Novecento italiano.

Nato il 12 dicembre 1899 a Zurigo, ha avuto un’esistenza a dir poco travagliata, tra problemi famigliari e crisi nervose continue.

Figlio di Elisabetta Costa, italiana, e di padre sconosciuto, viene registrato all’anagrafe come Antonio Costa. Pochi anni dopo, nel 1901, la madre sposa Bonfiglio Laccabue, anche lui italiano, proveniente da Guastalla, in Emilia-Romagna. Laccabue legittima Antonio come figlio proprio, così che diventi Antonio Laccabue.

Il piccolo Antonio però, non perdonerà mai il patrigno per averlo legittimato: per tutta la vita lo vedrà come un intruso, serberà in odio la sua figura, e con lui anche il suo stesso nome, che infatti cambierà qualche anno più tardi.

Fin dalla nascita quindi, il futuro pittore è vittima di difficoltà soprattutto all’interno della sfera famigliare.

La situazione si aggrava quasi immediatamente, quando Antonio è ancora solo un bambino: viene dato in adozione da Elisabetta e Bonfiglio per motivi di difficoltà economica, ad una coppia svizzero-tedesca, che lo cresce con amore e che lui stesso considererà la propria famiglia. Anche questo gesto non viene perdonato da Antonio, che incolpa Laccabue per l’abbandono, soprattutto perché gli altri tre figli di Elisabetta rimangono con la famiglia naturale.

La goccia che fa traboccare il vaso cade nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 1913: nel giro di pochissimi giorni, Elisabetta e i suoi tre figli muoiono per aver ingerito della carne avariata. Antonio si salva in quanto in adozione, e anche Bonfiglio non rimane toccato dalla tragedia: per il giovane questa è l’ennesima prova che Bonfiglio sia un nemico, e che forse è stato lui stesso ad avvelenare la famiglia.

Dopo la disgrazia Antonio rimane con la famiglia adottiva, che si deve spostare spesso per lavoro, allontanandosi in questo modo da Bonfiglio.

Antonio frequenta la scuola fino alla terza elementare, poi viene accolto in numerosi istituti psichiatrici nel corso degli anni successivi. Il primo è l’istituto di Pfäfers nel 1917, nel quale viene portato dopo una crisi violenta avuta verso la madre adottiva. La famiglia lo denuncia e lo riporta spesso in questi istituti, perché le crisi del ragazzo sono violente e il suo comportamento non è mai tranquillo nemmeno in condizioni normali.

L’unica cosa che gli procura conforto durante l’adolescenza è il disegno. Antonio non ha la possibilità di studiare l’arte e tanto meno la storia dell’arte, ma è inevitabilmente attratto dal disegno, che pratica quando può, tra uno spostamento e l’altro della famiglia e tra una scuola e l’altra.

Tra crisi nervose e il suo carattere difficile, si vanno logorando anche i rapporti con la famiglia adottiva. La matrigna finisce infatti per denunciarlo alla polizia dopo l’ennesima crisi, il 15 maggio 1919.
Antonio viene cacciato dalla Svizzera, dove non farà mai più ritorno.

Si dirige in Italia, e il 2 giugno 1919 raggiunge la Questura di Como, presentandosi come Antonio Ligabue.
Il nuovo nome può essere stato scelto volutamente dal pittore per staccarsi definitivamente dal patrigno, oppure può essere stata una semplice incomprensione di lingua, data dal fatto che Antonio non parlava ancora italiano.

Nel suo peregrinare, giunge infine a Gualtieri, il paese d’origine di Bonfiglio. Dopo le prime difficoltà riesce ad ambientarsi ed è in questo momento, attorno al 1920 che inizia davvero a dipingere.

Ligabue sembra ritrarre solo ciò che gli procura conforto, e ciò che può vedere e studiare ogni giorno: rispettivamente paesaggi con animali e autoritratti.

Antonio Ligabue, Autoritratto con mosca

I suoi quadri sono dei ricordi: soggetti, luoghi e momenti che l’artista ha visto davvero nel corso della vita. Ecco il motivo degli animali domestici e di campagna come i cani, i galli, i rapaci e gli insetti come le farfalle e le mosche, con i quali è cresciuto.
Gli animali più feroci –tigri, giaguari, orsi,- derivano sempre dai suoi ricordi d’infanzia, quando in Svizzera osservava la vita nei circhi e vi lavorava come inserviente e tuttofare.

Antonio Ligabue, Tigre con serpente

Non compaiono mai figure umane all’infuori dell’artista stesso. Il suo sembra un universo popolato soltanto dalla fauna, che gli è cara da sempre.

Da questo momento Antonio non abbandonerà mai la pittura. Non ne fa solo il proprio passatempo, ma soprattutto il suo modo di comunicare con un mondo e un paese che non lo capisce, e che lui stesso non comprende.

Il suo stile pittorico rientra nella categoria naïf, quel modo di ritrarre il mondo totalmente slegato dalla realtà, caratterizzato da colori squillanti, linee di contorno marcate e proporzioni irreali.
La sua visione artistica è questo: un luogo sicuro dove eliminare ciò che lo spaventa e rimanere solo con colori e forme semplici, comprensibili.

Antonio Ligabue, Lotta di galli

 

Dagli anni Trenta comincia a realizzare anche alcune sculture, anche queste con soggetti esclusivamente animali.

Il suo talento viene scoperto, apprezzato e spinto da alcuni personaggi di fondamentale importanza per la sua vita, quali l’artista Renato Marino Mazzacurati, che nel 1928 gli insegna l’uso della pittura ad olio; lo scultore Andrea Mozzali, conosciuto nel 1941, che lo ospita presso casa sua; dagli anni Cinquanta la sua attività artistica viene riconosciuta anche dai media e dai giornali.

Nel corso di tutta la vita, Ligabue continua a entrare e uscire da vari manicomi ed istituti psichiatrici, a volte soggiornandoci anche per alcuni anni.

Nel 1961 si tiene la sua prima mostra personale, alla Galleria La Barcaccia di Roma e subito dopo la sua scomparsa, avvenuta il 27 maggio 1965, si tiene la prima grande retrospettiva sulla sua arte, alla IV Quadriennale di Roma.

Antonio Ligabue, chiamato Al matt (il matto) dai suoi compaesani, rimane una firma importantissima e una figura artistica fondamentale per il panorama italiano contemporaneo.

-Credits:

  • Fonti:

1) Ezio Aldoni, Giuseppe Caleffi, Antonio Ligabue, l’uomo – La vita disperata e il genio artistico dal matt, 2015, Imprimatur.
2) http://www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/antonio_ligabue.htm

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