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24 novembre 2017

Il Vecchio Mondo attraverso gli occhi del Nuovo: gli invasori visti come divinità

Il Vecchio Mondo attraverso gli occhi del Nuovo: gli invasori visti come divinità

12 ottobre 1492: Cristoforo Colombo approda nelle Americhe senza rendersi conto di essere arrivato in un nuovo mondo e che così facendo avrebbe di lì a breve sconvolto l’intero continente americano. Ma come hanno visto gli indios l’arrivo degli invasori bianchi? E perché li hanno identificati come divinità?

Prodigi e profezie accompagnarono l’arrivo degli europei nel Nuovo Mondo. In Messico, il sovrano Moctezuma fu avvisato da degli stregoni di Texococo che presto il paese sarebbe stato sottomesso. Inoltre nei dieci anni precedenti l’arrivo degli invasori, si accumularono ben 8 presagi funesti: per tutto un anno le notti furono squarciati da una colonna di fuoco, il tempio di Huitzilopochtli si incendiò senza motivo, mentre quello di Xiuhtecuhtli venne colpito da un fulmine… Ma il prodigio più terribile fu uno strano uccello grigio che venne catturato sul lago di Messico: “Sul cranio dell’uccello c’era una specie di specchio… vi si vedeva il cielo: le stelle, la Vela celeste”. In tutti questi presagi venne riconosciuta la presenza dei 4 elementi (fuoco, acqua, terra, aria), ma gli indovini non furono in grado di definire la minaccia che aleggiava su di loro, e questo aumentava il senso di perplessità e di angoscia.

Anche in Perù, presso gli Inca, abbiamo dei presagi: accanto a terremoti violenti, maremoti e fulmini, nel cielo apparvero comete dalla forma spaventosa e un condor malato precipitò nel giorno della festa del Sole nel mezzo della grande piazza di Cuzco. Un altro presagio riguardò invece la Luna: essa in una notte apparve circondata da tre aloni diversi, il primo color sangue, il secondo nero e il terzo di un colore simile al fumo. Un indovino interpretò il presagio: il sangue rivelava che vi era all’orizzonte una guerra terribile che avrebbe sconvolto il paese, il nero rappresentava la rovina della religione, mentre il fumo rivelava che tutto sarebbe scomparso.

Ma non è finita qui. In tutta l’America vi era diffuso il mito di un dio civilizzatore che dopo un periodo positivo del suo regno scomparve misteriosamente, promettendo un giorno di ritornare. In Messico, egli è Quetzalcoatl, il quale partì verso Oriente; egli sarebbe dovuto tornare in un anno ce-acatl: gli spagnoli arrivarono proprio da Oriente e nel 1519, ovvero un anno ce-acatl. In Perù invece vi era Viracocha, che scomparve camminando sul mare d’Occidente, e l’impero Inca sarebbe dovuto finire sotto il dodicesimo imperatore: qui gli spagnoli arrivarono da Occidente, durante proprio il regno di Atahuallpa (il dodicesimo). Pertanto non è strano che gli indios abbiano interpretato gli avvenimenti attraverso la lente del mito: l’apparizione degli spagnoli venne vista come il ritorno degli dei.

Ma questa convinzione, che durò poco ed ebbe effetti diversi, non va considerata tanto un segno della “primitività” degli abitanti delle Americhe, quanto più quello di una diversa visione del mondo. L’arrivo degli europei aveva spezzato il normale scorrere della vita: il riconoscimento degli invasori come divinità va visto come una sorta di razionalizzazione da parte degli indios, derivante dall’angoscia nata dal trovarsi di fronte una realtà nuova e sconosciuta, l’ignoto che erano per loro gli abitanti del Vecchio Mondo.

 

FONTI:

-Wachtel, La visione dei vinti.

 

Images: copertina

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