Vi presento Milena.
Milena è come un racconto non finito.
Diciamo che non sa come iniziarsi; o come concludersi (nel caso fosse già iniziata senza accorgersene).
È un grande riquadro nero su un foglio bianco, anzi ci si butta dentro quel riquadro, perché solo così sa farlo.
Fare cosa?
Passare oltre ad esempio, compiere l’altro passo e andare avanti, dimenticare il futuro,
esserci davvero.
Non è sempre in vita e non è sempre visibile.
È un po’ come la danza della polvere nell’aria, è superflua, e dipende sempre dalla qualità luce che la (s)colpisce.
Non fa altro che lasciare in giro il suo tempo.
Sisi il tempo, lo dimentica ovunque, come un soprammobile che sposta e sposta e perde ogni giorno.
Correndo nel traffico semina anni, come fossero briciole o monete.
È tanto distratta,
non fategliene una colpa.
Brucia ogni mattina il caffè,
rallenta al verde perché le piace l’attesa,
si ferma alla quinta pagina di ogni libro che inizia.
È fatta così,
si ama e si odia a giorni alterni,
smarrisce spesso la via,
e poi,
ti prende sempre per mano quando hai paura,
ma trema forte
soltanto da sola.

Ecco chi è Milena:
ha le chiavi di tutti,
ma non la sua.

 

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