12:08 am
17 ottobre 2017

La letteratura come veicolo per l’integrazione

La letteratura come veicolo per l’integrazione

Da sempre la storia dell’umanità è caratterizzata da spostamenti di gruppi di persone. Proprio come accade per le altre specie animali, anche gli uomini migrano per motivi di sopravvivenza.  Quindi l’immigrazione non è un fattore nuovo, già Socrate per esempio disse:

“Sono un cittadino, non della Grecia o di Atene, ma del mondo”

Tuttavia l’integrazione pare lontana.

Soprattutto in Italia, nonostante la massiccia emigrazione degli anni ’50 e ‘60, l’immigrazione è infatti  considerata sempre più negativamente. Ne è un esempio la questione dello Ius Soli, centrale nell’ ultimo periodo.

Oltre a una ridefinizione dei controlli è necessario cercare di comprendere il fenomeno e in particolare gli stati d’animo di chi è costretto ad abbandonare la propria terra per ritrovarsi in una terra straniera, dove riceve aiuti ed accoglienza, ma anche discriminazioni ed insulti.

Bisognerebbe cercare di capire cosa voglia dire abbandonare le proprie origini  e le famiglie, partire alla volta dell’ignoto spinti dalla sopravvivenza, dover ricominciare, accantonare lauree che nel nuovo paese non hanno valore, accettare i lavori più umili, dover imparare una nuova lingua. Così da bambini si viene bocciati o si perdono anni scolastici. Le seconde e terze generazioni subiranno poi una conseguenza particolare: giaceranno in un limbo, saranno stranieri nel paese di nascita così come in quello di origine.

Davvero gli italiani hanno dimenticato di quando erano emigranti? Davvero hanno scordato il razzismo subito? Hanno rimosso le lunghe traversate oceaniche in nave? Le quarantene ad Ellis Island? Negli anni ’50 in Germania  l’appellativo meno offensivo per gli italiani era “Spaghettifresser*”. Negli USA, e non solo, ancora circola il binomio italiano-mafioso.

“Siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Imparare a vivere insieme è combattere il razzismo.” (Tahar ben Jelloun)

Queste realtà si verificarono anche nella capitale del Regno Unito (non da sempre cosmopolita) e si riflettono in letteratura. Un esempio è l’ondata migratoria della generazione Windrush, costituita da molti caraibici, che dopo aver combattuto per gli inglesi consideravano l’Inghilterra madrepatria e vi si trasferirono. Questo spostamento di massa inizialmente portò  a un’aspra legislazione anti-immigrazione. “I londinesi solitari” di Sam Selvon ben narra gli avvenimenti di questi anni collegati alla generazione Windrush.

L’integrazione è difficile ma non impossibile,  grazie anche alla letteratura, che non solo può risvegliare le coscienze, ma può anche permettere una comprensione del fenomeno dall’interno. Leggendo le testimonianze sotto forma di romanzi o racconti si possono quasi provare i sentimenti di coloro che le hanno vissute in prima persona.

Un altro esempio è “Chiamatemi Alì” di M.Bouchane.  Si tratta del diario del protagonista, Mohamed, che a ventiquattro anni arriva a Milano. Egli racconta come la fede lo abbia aiutato a superare la precarietà e a non lasciarsi andare nelle lente giornate passate  a cercare lavoro. Racconta delle nottate passate tra automobili abbandonate, scompartimenti di treni fermi e gli squallori dei dormitori, della burocrazia e del confronto con un stile diverso, a cui adattarsi senza perdere la dignità di uomo.

Esempio dell’abbandono dei propri sogni e titoli di studio è invece “Immigrato”. Nel libro di Mario Fortunato e Salah Mehtnani si racconta infatti del viaggio di quest’ultimo, un tunisino istruito e poliglotta,  che vede però infrangersi il proprio sogno. Esso si frantuma infatti contro la reale immagine di un paese di illusioni televisive, un paese tollerante e insieme razzista, in cui a lui può corrispondere la sola immagine dell’extracomunitario. Così il giovane compie un viaggio da sud a nord in una terra amara, violenta che dietro a perbenismo e finta accoglienza è ancora molto provinciale.

Da queste, che sono solo due delle opere agli albori della letteratura di immigrazione in Italia, si potrà finalmente capire che:

“Quando si avvicina uno straniero e noi lo confondiamo con un nostro fratello, poniamo fine a ogni conflitto. Ecco, questo è il momento in cui finisce la notte e comincia il giorno.” (P.Coelho)

 

*Spaghettifresser può essere reso con “gente che si ingozza di spaghetti” come animali.

 

Credits immagine 1, immagine 2, immagine 3

Fonti: M.Fortunato – S. Mehtnani “Immigrato” Ed. Bompiani 2006

M. Bouchane “Chiamatemi Alì” Ed. Leonardo 1991

L.D.Ventura – a cura di M. Marazzi “Peppino il Lustrascarpe” Ed. F.Angeli 2007

S.Selvon “The lonely Londoners” Ed. Penguin – Modern Classics 2006

T. ben Jelloun “Il razzismo spiegato a mia figlia” Ed. Giunti 1998

P.Coelho “Come il fiume che scorre” Ed. Bompiani 2006

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *