19 settembre: mood estivo e ritmi caraibici

Castel Volturno. Tre ispanici seduti a un tavolino. Da uno stereo gli accordi di una canzone molto conosciuta. Passa una macchina e suona il clacson.

Stacco. Interno. Una mano prende un vinile e lo mette sul piatto con una scena che mi ricorda molto questa. Che cos’è?

È il nuovo video del famoso Liberato. Giustamente, oggi era san Gennaro e un nuovo singolo in uscita a breve era intuibile.

Qualcosa da subito però fa alzare le sopracciglia: la voce è diversa dalla prima nota. Dopo il cupo e misterioso attacco di Nove maggio, l’intrigante “Scennimm’ a Mergellin” di Tu t’e scurdat e me, Liberato sceglie un luminoso “Ma mo’ nun chiagne cchiù” per aprire il proprio terzo singolo, Gaiola Portafortuna. Un singolo, si direbbe, con un’atmosfera diametralmente opposta a quella vista e sentita negli altri due. Il mood è estivo, caraibico, nella produzione, nella voce, nel video e nei colori. Il che solleva anche un po’ di dubbi: perché farla uscire ora, praticamente saltando l’estate e quindi la possibile (quasi sicura) rotazione in radio? Questo “ritardo” è solo un caso o fa parte della strategia non convenzionale che contraddistingue l’artista\progetto?

(Samuele Terruzzi)

Quando la dancehall incontra il neomelodico

Al primo ascolto, ho odiato questa canzone con tutta me stessa. Meno di ventiquattr’ore dopo, come prevedibile, la sto ascoltando in loop. Proverò comunque a spiegare perché inizialmente non ho apprezzato questo pezzo. Il problema principale è che mi è sembrato pigro. Here it comes l’ennesimo pezzo con influenze dancehall del caso. Che poi, per carità, se fatta bene, e soprattutto con un senso di quello che si sta facendo, la dancehall “addomesticata” alla Drake ci sta tutta. Io personalmente ho adorato i beat di More Life, e lo stesso vale per il patois imperfetto di Rihanna in Work. E dall’altro lato, per quanto possa avere molte riserve sul fatto che artisti come Ed Sheeran (Shape of You) e Justin Bieber (Sorry) decidano di fare l’occhiolino a questo genere, in fondo lo capisco, perché è uno spudorato tentativo (riuscito) di sfornare un pezzone da classifica. Ma Liberato. Perché?

Tuttavia, come ho già detto, avrò ascoltato questa canzone qualcosa come dieci volte di seguito oggi, quindi forse dovrei dire: perché no? La canzone è – a parte un paio di momenti in cui l’autotune diventa un filino troppo pesante – molto ben prodotta (cosa che mi convince sempre di più del fatto che Shablo sia effettivamente coinvolto in prima persona nel progetto), il video idem (grazie Francesco Lettieri). Perché lamentarsi? Inoltre, una cosa che ho apprezzato sin dall’inizio per quanto riguarda Liberato è il fatto di non essere musicalmente “schierato”. Liberato è stato adottato dall’indie, ma è in realtà figlio del neomelodico e della trap (guardatevi il suo profilo Tumblr). E inserendo queste influenze dancehall, rimescola ulteriormente le carte in tavola. Liberato musicalmente è tutto e non è niente. Liberato è un genio. Liberato è una truffa. Io amo Liberato.

(Giulia Laregina)

Immagini: deejay