Ultimamente il mondo del fashion sembra aver aperto le porte alle bellezze imperfette. Sulle riviste patinate notiamo sempre di più modelle che non rientrano nei classici canoni estetici. Qualche anno fa le pubblicità dei rossetti mostravano bellissime ragazze con il diastema tra gli incisivi, uno tra i primi difetti sdoganati. Si è poi passati a indossatrici affette da strabismo o addirittura da menomazioni più gravi. Tutto questo rientra nel nobile intento di riuscire a far accettare a chiunque i propri difetti.

Una modella che in questo senso è da subito stata sotto i riflettori è la celebre Winnie Harlow, al secolo Chantelle Brown-Young. Nata a Toronto nel 1994, all’età di vent’anni è stata notata da Tyra Banks, ed ha partecipato al talent ‘America’s next top model’. A rendere la giovane unica nell’universo delle passerelle è la sua pelle, affetta da vitiligine. Questa malattia, diagnosticatale all’età di quattro anni, le è valsa il soprannome crudele di “mucca” durante i primi anni dell’infanzia. Nelle interviste rilasciate ad importanti riviste Winnie dice di non essersi mai vergognata della sua pelle e, anzi, di non aver mai approvato i tentativi della madre di coprirle le macchie col fondotinta. A causa del bullismo, però, non è riuscita a terminare il liceo e quindi il suo successo è visto come una rivincita. Importantissimi brand come Desigual e Diesel hanno scelto questa ragazza come protagonista delle loro campagne, consolidandone la fama ed il successo.

Le polemiche non sono mancate, c’è chi ha visto nella campagna di Desigual una sorta di presa in giro della malattia, perché il parallelismo tra le macchie candide che ricoprono il corpo scuro della Harlow e le fantasie colorate, punto di forza di Desigual, non sembra essere casuale. Effettivamente il sospetto che questa mossa sia stata dettata dal marketing e dalle strategie di vendita può nascere, ma tutto sta nel leggere il messaggio che si vuole diffondere con questa modella in modo positivo o negativo.

Si è giunti ad un paradosso, perché oltre a chi vorrebbe chiudere le porte al diverso, c’è chi lo ha abbracciato con troppa foga, arrivando ad invidiarlo o a simularlo. La scorsa estate, infatti, Instagram è stato testimone di una campagna in cui diverse ragazze simulavano col trucco le macchie della vitiligine, per mostrare il loro sostegno alla top model. Vedere il motivo della propria sofferenza imitato da chi è perfettamente sano e in salute ha indispettito gli affetti da vitiligine, ma alla fine la stessa Winnie è intervenuta a difendere i suoi sostenitori, dicendo che il loro era un gesto d’amore.

La vitiligine, di cui vi parliamo in dettaglio qui, è causata da una ribellione del sistema immunitario e può essere collegata ad altre patologie meno appariscenti ma più gravi. È giusto sottolineare, quindi, che l’imitazione di certe malattie o difetti sia sbagliata a prescindere. Invidiare un malato di vitiligine, solo per il fatto che questa patologia sembra andare di moda ultimamente è semplicemente assurdo: la cosa più importante resta sempre la salute e qui si sta parlando di una malattia.

La linea tra bello e brutto, comunque, non è mai stata così sottile: il pubblico si divide tra ottimisti, convinti che il mondo della moda stia sdoganando diversi vincoli, e tra chi continua a preferire un tipo di bellezza più classico. Nonostante le numerose polemiche, esempi del calibro di Winnie Harlow possono sicuramente riportare fiducia e forza in chi è fatto vittima di bullismo a causa del proprio aspetto e concedere a tutti la possibilità di accettarsi.