Maryam Mirzakhani era iraniana, di professione matematica. È scomparsa il 15 luglio 2017 per un cancro al seno diagnosticatole nel 2013. Maryam era una studiosa, una moglie, una madre. Ma per il mondo, e forse anche per se stessa, è stata molto più di questo: è stata la prima donna della storia ad essere insignita della medaglia Fields, un prestigioso riconoscimento istituito nel 1936 e che viene considerato il Nobel per la matematica.

Maryam Mirzakhani nacque nel 1977 a Teheran e i primi anni della sua vita coincisero con la fine della guerra tra Iran e Iraq. Il suo incredibile talento matematico non si palesò sin da subito: Maryam, infatti, amava molto la letteratura e immaginava un futuro in cui sarebbe divenuta scrittrice. Col tempo, però, l’interesse per i numeri divenne sempre più spiccato, dandole le prime grandi soddisfazioni: vinse per due anni di fila, nel 1994 e 1995, la medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali di matematica; ricevette la prima medaglia quando aveva appena diciassette anni. Dopo essersi laureata a Teheran, Maryam Mirzakhani proseguì gli studi ad Harvard: conseguì nel 2004 un dottorato sulla geometria delle superfici iperboliche e iniziò ad insegnare alla Stanford University, in California. La sua patria non è infatti stata solo l’Iran: la sua vita era ormai negli Stati Uniti, di cui possedeva la cittadinanza e dove viveva col marito, il matematico Jan Vondrak, e la figlia Anahita.

Maryam Mirzakhani è stata premiata nel 2014 per aver scoperto un nuovo metodo di calcolo del volume di oggetti che possiedono superfici iperboliche: il suo prezioso contributo alla matematica è stato riconosciuto e giustamente valorizzato dal Congresso internazionale dei matematici (International Congress of Mathematicians, Icm), che ogni quattro anni assegna la medaglia a quattro diversi matematici di età non superiore a quarant’anni. Il comunicato dell’Icm, si legge su Repubblica, ha spiegato così la scelta di premiare Mirzakhani:

 

 «Dotata di una perfetta conoscenza […] di tecniche matematiche molto differenti e di numerose culture matematiche, lei racchiude una rara combinazione di capacità tecniche, audacia e profonda curiosità».

 

La scienziata era già stata insignita del Blumenthal Award for the Advancement on Research of Pure Mathematics nel 2009 e del Satter Prize of the American Mathematical Society nel 2013; al momento della consegna della medaglia, a Seoul, si è detta onorata, come riportato da La stampa: «È per me un grande onore, ed è soprattutto un motivo di incoraggiamento per le giovani studiose delle scienze e della matematica».

Maryam si definiva una “pensatrice lenta”: questa definizione, che può apparire inappropriata per una delle menti più portentose dei nostri tempi, può forse essere interpretata in relazione ad una lunga e calma immersione negli abissi matematici. Quando si perdeva nei suoi ragionamenti e si concentrava a lungo, Maryam disegnava all’infinito la stessa figura: la figlia, per questo, riteneva che la madre fosse una pittrice. La lentezza, intesa come virtù intrisa di tenacia e determinazione, è stata ricordata dal marito (come riportato su Il corriere della sera) in riferimento ad un giorno in cui i due, non ancora sposati, andarono a correre insieme: «Io ero in forma, lei gracile. Così all’inizio io ero in testa. Ma un’ora dopo mi ero fermato. Lei invece continuava a correre, alla stessa velocità».

Il genio di Maryam Mirzakhani, luminoso ed incoraggiante, l’ha consacrata come una delle scienziate più importanti del nostro tempo. Il suo lavoro, d’altra parte, risulta ancora più fondamentale in virtù della sua precoce scomparsa, quasi a ricordarci di fare sempre del nostro meglio per il tempo che ci è concesso vivere.  La sua grandezza costituirà certamente un grande esempio per le generazioni future, in particolar modo per le giovani studentesse che vedranno in lei la determinazione e l’intelligenza di superare limiti sia personali che, nondimeno, culturali e sociali. Questo, d’altra parte, era stato fatto per lei dalla sua preside, che l’aveva aiutata ad iscriversi, in quel lontano 1994, alle Olimpiadi internazionali di matematica. Se quel coraggio non l’avesse avuto anche la sua preside, forse la genialità di Maryam sarebbe rimasta nascosta in lei e in ciò che vedeva, con così grande lucidità, nei numeri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

http://www.ilmessaggero.it

http://www.corriere.it

http://www.repubblica.it

http://www.lastampa.it

 

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Fonte: http://www.corriere.it