“La voce di Maria Callas ci affascinò come un sortilegio, un prodigio che non si poteva definire in alcun modo, la si poteva soltanto ascoltare come prigionieri di un incantesimo, di un turbamento mai esplorato prima. Ma non si può rendere appieno la tempesta di emozioni che suscitava in chi l’ascoltava per la prima volta. Perché Maria è un regalo di Dio che non si può definire nel tempo: Maria c’è sempre stata e ci sarà per sempre.”

La citazione appartiene al grande regista Franco Zeffirelli, ma potrebbe appartenere a qualsiasi melomane: la voce di Maria Callas è indissolubilmente legata al melodramma italiano. 

La Divina Callas nasce nel Bronx il 2 dicembre 1923, da emigrati greci e sin da bambina dimostra una particolare predisposizione al canto ed alla musica, affinate in adolescenza al Conservatorio di Atene. Il ritorno al seguito della madre in Grecia le consentirà di instaurare un forte rapporto con la sua terra d’origine. Pur padroneggiando abilmente diverse lingue, in particolar modo quella italiana, lo studio del testo incomincia con una traduzione in lingua greca e la cura estrema nello svolgere questo lavoro sul libretto le consentiranno di ottenere, oltre alla perfetta dizione nel canto, anche una totale adesione al personaggio, effetto di una comprensione testuale molto accurata.

Citare ogni opera ed ogni ruolo interpretato da Maria Callas, che grazie alle sue doti vocali attraversa ogni genere e tradizione musicale, sarebbe impossibile, tuttavia il punto di svolta della sua carriera fu l’inaugurazione della stagione lirica del 1951 al Teatro alla Scala di Milano, nel ruolo della Duchessa Elena ne I vespri siciliani di Giuseppe Verdi.  

Il soprano diventa sempre più celebre, diventa divino. Il grande pubblico che la osanna non si appassiona solo alla sua unica ed inconfondibile voce, ma soprattutto alle sue travagliate vicende personali, alla distruttiva storia d’amore con l’armatore greco Aristotele Onassis, che l’abbandonò per sposare Jacqueline Kennedy, alla sua trasformazione fisica  ed ai suoi lunghi e profondi occhi neri, intensi e sempre velati di malinconia.

La sua voce è la sua stessa anima. Agile, duttile, potente, profonda e luminosa, supera ogni tentativo di etichettarla come soprano drammatico d’agilità. La sua estensione, di circa 3 ottave, si presta all’interpretazione di ogni ruolo, dai grandi melodrammi romantici verdiani, all’opéra comique francese. Le influenze veriste scuriscono la sua voce, che tuttavia non perde in agilità e coloratura. Interpreta tutte le più grandi figure femminili della storia del melodramma, nei più importanti teatri del mondo. Dotata di grandi capacità recitative ed immenso carisma, esercita sempre un eccellente controllo della proiezione vocale, dimostrando una tecnica ed una musicalità strepitosa.

Il suo destino, la sua fine, non è tanto diversa da quella dei grandi personaggi tragici che l’hanno consacrata a diva sulla scena. I grandi successi le scivolano addosso, la sua voce si spezza ed il suo fisico non regge alle pressioni del mondo dello spettacolo. I drammi la lacerano, la morte del suo unico figlio, avvenuta poco dopo la nascita e l’abbandono del suo amatissimo Aristotele la conducono ad un irreversibile declino. Si spegne nel settembre del 1977. Le sue ceneri vengono sparse nel Mar Egeo. Una voce ed una vita segnate dall’arte e dalla grandezza tragica che conquista l’immortalità.

 

Note:

L’articolo mira a consigliare la visita alla mostra che si terrà al Museo Teatrale alla Scala di Milano, dal 15 settembre 2017 al 31 gennaio 2018 Maria Callas in scena. Gli anni alla Scala

 

 

Fonti:

  • John Ardoin, The Callas Legacy. The complete guide to her recordings on compact disc, fourth edition. Duckworth, Londra 1995.
  • Carla Verga, Maria Callas. Un mito. Mursia, Milano 1986.

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