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24 novembre 2017

Robotica e industria del sesso: è un connubio eticamente accettabile?

Robotica e industria del sesso: è un connubio eticamente accettabile?

La robotica sta avanzando sempre più, ampliandosi ad ogni campo d’azione possibile. Alcune aziende puntano alla massima efficienza dei loro prodotti, mentre altre aggiungono a ciò la necessità di avere dei robot con sembianze sempre più umane. In quali settori è maggiormente sentita questa esigenza? Sicuramente nell’industria del sesso.

RealDoll è il marchio più avanzato in questo campo. Nella sede di San Diego, California, oltre a centinaia di bambole iperrealistiche di cui i clienti possono perfino scegliere la forma e la dimensione dei capezzoli, ha “preso vita” Harmony, il primo robot del sesso. Come tutti i manichini lì prodotti, Harmony è da una parte iperrealistica, tanto che può addirittura sorridere, sbattere le palpebre e muovere gli occhi, ma anche irrealistica perché assomiglia più all’idealizzazione di una pornostar (seno abbondante, labbra carnose, vita stretta e lato b prorompente) che ad una ragazza comune. Questo robot è ancora in fase di perfezionamento, tanto che Matt McMullen, fondatore di RealDoll e creatore di Harmony, sta lavorando per darle anche dei sensori in grado di cogliere le stimolazioni esterne su tutto il corpo, così da permettere una sorta di orgasmo robotico. L’obiettivo è lanciarla sul mercato entro la fine dell’anno e il suo prezzo finale partirà da 15.000 dollari.

Harmony è intelligente, è in grado di ricordare le posizioni preferite dal cliente, quante volte al giorno egli voglia fare sesso, e l’acquirente può persino scegliere la sua personalità a seconda dei propri gusti. Sa anche parlare, ma è programmata per essere sempre d’accordo col cliente e, in caso contrario, è solo per intrattenerlo e divertirlo. È una macchina realizzata col mero scopo di recare piacere al suo proprietario, per lo più rivolta a chi fatica a trovare una vera partner, come anziani in ricoveri, disabili o persone che hanno avuto esperienze sessuali traumatiche. Ma un’azienda deve puntare al profitto e non può avere dossier di tutti i potenziali acquirenti tra cui scegliere chi è adatto e chi no. E qui emergono importanti questioni etiche.

L’utilizzo di un robot sessuale del genere, considerando che su di esso si possono riversare desideri sessuali che altrimenti potrebbero anche essere illegali, potrebbe fomentare, in modo più o meno conscio, un’idea di sfruttamento. Dietro a macchine come Harmony, progettate per assecondare in ogni modo il suo proprietario, può celarsi un concetto di possesso della donna che la degrada ad oggetto. C’è il rischio che, col tempo, il comportamento che un uomo ha verso un robot sessuale (perché è ad un pubblico maschile che si rivolge maggiormente questo prodotto) sia trasportato anche nella vita reale e a danno di donne vere, in carne ed ossa. “È solo una macchina” ed è vero, ma non è come un cellulare o un computer, maltrattati se non funzionano correttamente: Harmony ha sembianze tanto realistiche che potrebbero offuscare la mente di soggetti deboli.

C’è chi sostiene che i robot sessuali possano aiutare anche a sfogare violenza e perversioni, in modo da evitare reati, ma forse sarebbe meglio trovare un percorso per sostenere le persone affette al fine di evitare che vogliano commettere abusi. Queste macchine diverranno sempre più simili ad un essere umano e potrebbero andare addirittura a sostituire i veri partner, come accade già in alcuni casi con le bambole realistiche. L’unica differenza? Anche se possono parlare, non hanno l’ “inconveniente” del libero arbitrio e resterebbero sempre e comunque degli oggetti, che potrebbero avere delle ripercussioni sul modo di stringere e considerare i rapporti interpersonali.

Credits: Copertina

Fonti: The Guardian

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