La Francia è una nazione antica, sempre all’avanguardia nelle decisioni politiche e nelle rivolte. Proprio durante la sua più grande rivoluzione, quella del 1789, nasce il suo inno, noto come La Marseillaise. Come vedremo, è un nome ingannevole e molti sono i dibattiti in merito a tale inno. È forse il più noto inno europeo, ma ha una genesi ancora dubbia, soprattutto per quanto riguarda il compositore della musica. Anche il testo, particolarmente cruento, è stato contestato, ma mai cambiato. Gli aspetti da indagare per comprendere la grandezza di tale inno sono molti, a partire dalla sua storia e da qualche osservazione sul testo.

Il testo ha un’origine piuttosto certa. Il sindaco di Strasburgo chiese a Claude Joseph Rouget de Lisle di scrivere un canto di guerra. La necessità di tale canto era dettata dalla dichiarazione di guerra della Francia alla Prussia. Siamo nel 1792.

Rouget de Lisle chantant la Marseillaise di Isidore Pils

Il poeta, all’epoca ufficiale, non pensava, nel comporre, ad un soldato francese, ma ad un bavarese ghigliottinato due anni più tardi. Si tratta di Nicolas Luckner, comandante dell’Armata del Reno. Il primo nome dell’inno era Chante de guerre pour l’Armée du Rhin. Il nome Marsigliese, invece, gli fu attribuito quando iniziò a essere cantato dai volontari provenienti da Marsiglia a Parigi per abbattere la monarchia. Divenne così la “chiamata alle armi” della Rivoluzione Francese.

La suddivisione è in sette strofe, con un ritornello che separa una strofa dall’altra. Una peculiarità: mentre gli inni di solito parlano della morte per la patria, la Marsigliese incita i francesi alla vittoria. Si tratta di un testo cruento, come molti altri testi scritti in epoca rivoluzionaria. Il ritornello recita:

Alle armi, cittadini
Formate i vostri battaglioni
Marciamo, marciamo!
Che un sangue impuro
Abbeveri i nostri solchi

Ha fatto molto discutere l’allusione a un “sangue impuro”. Si tratta di un riferimento agli austriaci e ai prussiani, non di un’esclamazione razzista come si potrebbe pensare. Non dimentichiamo che la Francia ha per prima abolito la schiavitù nel 1794: tacciare il testo di razzismo sarebbe scorretto a livello storico. In quel periodo, come detto sopra, gli austro-prussiani erano intervenuti per restituire il potere a re Luigi XVI e ostacolare la rivoluzione.

Anche in questa chiave di lettura, però, il testo può essere visto come inappropriato. Nel 1992 si arrivò alla firma di una petizione per cambiare le parti cruente dell’inno. Tra i sottoscrittori c’era anche la moglie dell’allora presidente François Mitterrand. Il testo non è stato variato nonostante le richieste.

La musica, invece, è di provenienza dubbia. Rouget de Lisle non firmò il primo spartito come da tradizione, fatto che lascia aperte diverse possibilità. L’ipotesi più accreditata è che l’inno sia dell’italiano Giovan Battista Viotti, attivo alla corte di Parigi. La data dell’inno sarebbe con grande probabilità il 1781. Il musicologo Lister, però, sostiene che la data sia un falso storico. Si può notare anche l’affinità col Concerto per pianoforte e orchestra n.25 in do maggiore di Mozart.

Sono necessarie alcune considerazioni conclusive circa la storia degli inni francesi. Con un decreto del 14 luglio 1795, la Marsigliese diventa inno ufficiale francese. Non sorprende che nelle fasi imperiali successive l’inno venga sostituito. Napoleone I, Luigi XVIII e Carlo X mettono al bando la canzone. Al suo posto viene utilizzato come inno Le Retour des Princes français à Paris, brano senza testo. La Marsigliese torna a essere l’inno francese dopo la rivoluzione del 1830, ma durante il Secondo Impero viene sostituita da Partant pour la Syrie.

Solo nel 1876 la Marsigliese fu considerata di nuovo inno nazionale. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale, l’inno venne bandito nella Francia occupata. Nella Francia libera rimase inno de iure, ma spesso venne sostituito da Maréchal, nous voilà!. Escludendo la parentesi della guerra, però, dal 1876 l’inno non venne più messo in discussione.

Un inno impegnato per un Paese impegnato. Una storia intricata, un testo contestato, una genesi ancora in dubbio. Queste sono le caratteristiche salienti dell’inno francese. Una curiosità: una versione riadattata in chiave socialista venne usata come inno della Comune di Parigi. Si tratta del testo conosciuto come L’Internazionale.

 

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