Dovremmo essere tutti concordi nel considerare 5 minuti un lasso di tempo decisamente breve, ma se fossimo in palestra e per tutto questo intervallo dovessimo saltare la corda saremmo della stessa opinione?

Chi non ha mai sofferto durante gli interminabili attimi prima che il professore pronunciasse il nome dell’interrogato o chi, dopo un pomeriggio insieme al proprio innamorato, non si è mai stupito per l’improvviso imbrunire “Come, è già sera?”.

Ma che cos’è davvero il tempo? Esiste? E se esiste, è nel mondo e nello scorrere dei suoi eventi oppure è dentro di noi?

Fisica e Biologia dibattono da sempre in merito a questo tema e oggi hanno tendenzialmente posizioni opposte.

La crisi del tempo, per la Fisica, comincia nel ‘900 con la Teoria della Relatività di Einstein per cui la gravità influisce sullo scorrere del tempo:  tanto più il campo gravitazionale è intenso tanto più il tempo rallenta. Un orologio atomico (l’orologio più preciso del mondo che sfrutta la capacità degli atomi di produrre onde elettromagnetiche la cui frequenza è pari al numero di oscillazioni contenute in un secondo) scorre più velocemente in montagna rispetto che in pianura. Il tempo quindi è locale, scorre a velocità diverse.

Per la Fisica moderna, dunque, la categoria Tempo è una creazione umana che può addirittura essere di ostacolo alla comprensione della realtà e vorrebbe, sostanzialmente, relegare il tempo ad una dimensione illusoria.

Secondo Arnaldo Benini, professore di neurochirurgia presso l’Università di Zurigo e autore di “Neurobiologia del tempo”, invece, il tempo che noi percepiamo è reale ed è il risultato biologico di meccanismi nervosi.
I biologi hanno scoperto che tutti gli esseri viventi dotati di un sistema nervoso hanno il senso del tempo, perfino le formiche.

Negli umani si sviluppa dopo i primi tre anni di vita, prima infatti non sono maturi i meccanismi della memoria episodica, ecco perché non si ricorda nulla di quel periodo.

Non esiste, tuttavia, un organo del cervello specifico per la percezione del tempo ma sembra che dipenda da tutte le aree della corteccia, forse perfino dal cervelletto.

La natura cerebrale del senso del tempo può essere confermata dalla sua alterazione causata da lesioni al cervello,  ad esempio in persone affette da patologie tumorali o anche da ictus.

Pur partendo da presupposti diversi, curiosamente fisici e biologi concordano sull’inganno del presente.
Per via del relativismo dei primi non esiste un “presente assoluto”, ogni evento infatti ha il suo tempo plasmato da percezioni individuali, non è comune a tutto l’universo.

I biologi parlano invece di “illusione della simultaneità”:  possiamo essere coscienti degli stimoli sensitivi esterni solo mezzo secondo dopo, il tempo necessario al sistema nervoso per elaborare gli input. L’intervallo di tempo per la percezione non è consapevole, Benini parla di “tempo compresso”, per questo capita che in una situazione di pericolo in macchina il piede schiacci il freno ancora prima che il pensiero abbia elaborato l’azione.

Le ricerche sono ancora lunghe, alcune posizioni verranno superate e altre ancora subentreranno; il dialogo tra matematici, fisici, biologi, filosofi non può che essere produttivo anche se difficilmente conciliabile.  Quel che è certo è che il Tempo non può esimersi dall’essere fonte di indagine e riflessione.

FONTI:

altreconomia.it; www.lastampa.it

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