L’erotismo è un fenomeno antico quanto l’umanità ed è impossibile concepire l’uno senza l’altro. Fin dall’antichità sono innumerevoli le tracce che arrivano fino a noi e ci parlano della stretta relazione tra l’essere umano e il sesso. Oltre ai romani, che abbiamo imparato a riconoscere in quanto libertini, qualsiasi civiltà e periodo storico ha avuto i suoi usi e costumi sessuali, le sue perversioni, le sue pratiche e le sue “mode”.

Se vi imbattete in Storia della letteratura erotica di Sarane Alexandrian edito da Bompiani, potrete farvi un’idea di quanto sia articolata e piuttosto interessante l’idea che abbiamo, o che crediamo di avere, della sessualità. Questo campo così vasto e indefinito, negli ultimi anni sta divenendo sempre più selvaggio e freddo, decretando una innegabile involuzione tra le fasce più giovani che si sentono smarrite di fronte a tanta e tale infinita scelta. Al contrario dei nostri predecessori poi, nella società attuale manca un filtro estremamente importante: il pudore. Una volta, non molto tempo fa, esistevano delle leggi, esisteva il cosiddetto “oltraggio al comune senso del pudore” ma cosa accade se il comune senso perde completamente questo pudore?

 

Probabilmente c’è bisogno di fare un passo indietro, c’è bisogno oggi di quella famosa educazione sessuale e ancor di più sentimentale che è venuta meno con l’avvento di internet. Dal Kamasutra alla Justine di de Sade, dalla Venere in pelliccia alle Relazioni Pericolose ne è passata di acqua sotto i ponti. Ci rimane sempre un libro però che in pochi conoscono e che io trovo ironico e veritiero ancora oggi: Il delta di venere di Anaïs Nin.

 

 

Nel 1940, un misterioso collezionista di libri chiese a Henry Miller di scrivere storie erotiche per lui ogni mese. Miller che abbiamo imparato a conoscere come una persona che non fa niente se non ne ha realmente voglia, decise di passare la patata bollente alla Nin, allora in serie ristrettezze economiche. Non serve dire che ne venne fuori una raccolta tra le più apprezzate di racconti erotici del Novecento. la Nin volle scrivere non solo da un punto di vista femminile, decisione più che rivoluzionaria, ma chiese agli amici scrittori e intellettuali di riunirsi e discutere di tutte le loro fantasie e perversioni in maniera del tutto naturale. Molti racconti furono scritti a quattro o addirittura sei mani e venne così tracciata una testimonianza erotico-letteraria del momento senza precedenti che merita di essere letta ancora oggi.

Credits: Immagine copertina,