Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mister Hyde” è un romanzo dell’illustre Robert Louis Stevenson. L’autore scrisse l’opera nel dicembre del 1885 mentre si trovava a Bournemouth – località balneare inglese sulla Manica. Sebbene le condizioni della sua salute fossero precarie e i dottori gli avessero ordinato un lungo riposo, Stevenson completò il racconto in pochi giorni con un ininterrotto lavoro. È probabile che Stevenson avesse preso qualche spunto dalla storia dello scozzese Daecon Brodie, uomo onesto di giorno e scaltro scassinatore di notte.

In una serata abituale nella cupa Londra di inizio XIX secolo, compare sulla scena Henry Jekyll, gentiluomo e amico del legale Utterson. I sospetti sul presunto rapporto dell’amico con un certo signore Hyde sorgono dal momento in cui Jekyll decide che – in caso di morte improvvisa – avrebbe ereditato tutti i suoi averi il sopracitato Hyde. Le prime indagini portano alla convinzione di un ricatto da parte di Hyde avendo libero accesso nella dimora e nel laboratorio di Jekyll. Le rassicurazioni del dottore e 365 giorni trascorsi, portano Utterson a liberare la mente da preoccupazioni superflue. Un avvenimento inaspettato turba profondamente la città: l’omicidio brutale di un cliente di Utterson, Danvers Carew. L’arma ritrovata nell’abitazione di Hyde e la sua imminente scomparsa incentrano tutti i sospetti sul dottor Jekyll, il quale ribadisce la fine dei rapporti con il signor Hyde, testimoniata da una lettera scritta dallo stesso con una calligrafia stranamente somigliante a quella di Jekyll. L’apparente serenità viene interrotta dalla morte di un caro amico di Utterson, Hastie Lanyon. Prima del decesso avvenuto per uno shock improvviso, Lanyon riesce a scrivere una lettera destinata a Utterson con la promessa di aprirla solo dopo la morte di Jekyll. Utterson viene avvertito dal maggiordomo di Jekyll riguardo le ripetute stranezze del suo padrone rinchiuso nuovamente nelle sue stanze. Recatosi presso lo studio dell’amico, Utterson sfonda la porta trovando Hyde morto suicida. Accanto al cadavere, ritrova una lettera con al suo interno le spiegazioni alle suo domande. Jekyll capì che i continui tentativi di reprimere il suo lato maligno erano miseramente falliti. D’altro canto, Hyde iniziò a prendere il sopravvento: se prima la trasformazione era notturna e indotta solo dalla pozione, successivamente Jekyll scoprì di poter trasformarsi durante il giorno. Jekyll chiede quindi aiuto a Lanyon per recuperare il farmaco con cui curarsi, ma la sua mutazione terrorizza l’amico sino ad ucciderlo.

Schiavo di se stesso, Jekyll scopre che la pozione, in via di esaurimento, è ormai inefficace su di lui, pertanto destinato a trasformarsi in Hyde definitivamente. L’unica soluzione è quella di accettare la condanna per i propri crimini oppure autoeliminarsi fisicamente, per porre fine al tormento.

L’argomento principale del racconto è lo sdoppiamento della personalità – tema che ha interessato molti studiosi del XIX secolo. Nell’Ottocento l’attenzione di psicologi e psichiatri relativo al disturbo della personalità fu alimentato dalla diffusione dell’ipnosi, infatti era pensiero comune che le persone potessero essere spinte a fare azioni che allo stato cosciente non avrebbero mai compiuto. I giuristi inoltre iniziarono a domandarsi se i soggetti affetti dal disturbo della personalità – in preda al sonnambulismo o sotto l’effetto dell’ipnosi – potessero essere considerati responsabili delle proprie azioni. Nel XVIII – XIX secolo la principale corrente riteneva che un individuo che commetteva un crimine durante lo stato di sonnambulismo dovesse essere punito in maniera lieve in quanto non in completo possesso delle capacità di intendere e di volere.

La sindrome della doppia personalità venne diagnosticata per la prima volta da Eugène Azam – medico francese del XIX secolo. Per diversi anni, il dottor Azam seguì una paziente particolare, Felida – ragazza intelligente, malinconica e taciturna. Alla giovane età di quattordici anni, la fanciulla era affetta da lancinanti dolori alle tempie che la conducevano in un sonno lungo e profondo. Al suo risveglio, Felida era gioiosa e socievole. Questo fu uno dei primi casi in cui si parlò di doppia personalità o split personality.

Nell’opera, Stevenson riunisce il bene e il male nello stesso individuo, pertanto il romanzo può essere un’indagine sui molteplici aspetti nascosti della personalità umana. Queste riflessioni anticiparono le ricerche psicanalitiche freudiane racchiuse nella teoria dell’Es, Io e Super-Io.

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Fonti: www.oilproject.org
www.psicolinea.it