“Non sono quadri, non è possibile”. Sono queste le parole che cerchi di ripeterti appena scopri che le opere dell’iperrealismo appaiono così vere da non saperle distinguere dalle fotografie. Rimani incredulo e sorpreso di fronte alla capacità degli artisti appartenenti a questa corrente di riprodurre la realtà.

L’iperrealismo nasce dopo l’esperienza della Pop Art e si afferma intorno agli anni Sessanta negli Stati Uniti, per svilupparsi nel decennio successivo in Europa ed in Italia. Così come succedeva nella Pop Art, l’artista mostra al suo pubblico la realtà in modo oggettivo ed imparziale senza influenzare le sue opere, cercando di cogliere tutti i particolari più minuziosi per rendere il proprio dipinto il più reale possibile. Le immagini e le riproduzioni non nascono dall’osservazione diretta del pittore, ma da una fotografia che offre neutralità e la ricercata imparzialità dell’autore. A differenza della corrente artistica che ha reso famoso Andy Warhol, però, l’iperrealismo non si propone come critica consumistica della società di massa, ma solamente come una minuziosa riproduzione del reale.

 

Quali sono le tecniche dell’iperrealismo?

La tecnica più importante e più utilizzata è quella del riporto fotografico: per mezzo di essa è possibile lavorare con un’immagine ingrandita e di alta qualità, viene successivamente riprodotta su tela. La maggior parte delle volte, infatti, tutto nasce da una fotografia, ma le tecniche principali di riproduzione, oltre alla pittura ad olio e a quelle che prevedono l’uso dei colori acrilici, sono principalmente due.

La prima tecnica è chiamata acquaforte: prevede che venga eseguita una stampa di un foglio di carta su una base di metallo, la quale era stata cerata in precedenza con cera d’api o vernice per poi essere graffiata per tracciare il disegno; successivamente viene immersa in una bacinella contenente dell’acido per far si che si corroda la parte graffiata e si possa colorare.

L’altra tecnica è quella dell’acquatinta, avente lo stesso procedimento all’Acquaforte, ma con risultati molto simili all’acquerello. Per questa tecnica non si utilizza la ceratura della base di metallo, ma la granitura: con lo scopo di trattenere l’inchiostro, si fa cadere infatti sopra la lastra della polvere di butime che, riscaldata, forma una sorta di incrostazione; in un secondo momento l’incisore gratta via la granitura, ottenendo bianchi e grigi voluti. Questa è la tecnica perfetta per ottenere chiaroscuri particolarmente morbidi.

 

Qual è la differenza tra Iperrealismo e Fotorealismo?

Abbiamo detto che l’iperrealismo basa la sua pittura sulla riproduzione di una foto, proprio per questo motivo, molte volte, questa corrente artistica viene confusa con quella del Fotorealismo. Entrambe le correnti, infatti, prendono come riferimento fotografie. Al contrario dei fotorealisti, però, gli iperrealisti nei loro dipinti ci offrono, attraverso sfondi, giochi di luce ed effetti pittorici e situazioni surreali, creando addirittura una nuova “falsa realtà”. Non ci si limita quindi solo alla semplice riproduzione, ma si va oltre cercando di mostrare talvolta un’altra realtà.

 

L’iperrealismo, quindi, si mostra come una corrente in cui l’artista non affianca significati particolari proprie opere. Come si spiega dunque il suo successo? Il fatto che questa arte “semplice”, cioè priva di particolari significati impliciti, e quindi leggera sia capace di sorprenderci e di ingannarci, inducendoci a confondere il dipinto con un’immagine vera, suscita in noi fascino ed ammirazione, e provoca nuove e differenti sensazioni rispetto a quelle delle correnti artistiche classiche.

 

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