Musica e film hanno da sempre un rapporto simbiotico fra loro. La musica non è solo strumento ed accompagnamento di quanto viene proiettato, restando così solo un mezzo capace di enfatizzare gli snodi drammatici carichi di tensione, al servizio del linguaggio cinematografico. Essa supera tutto questo e diventa un personaggio. Un personaggio che commenta, quasi come se fosse un coro greco. Fra i registi che maggiormente sanno cogliere questo potenziale troviamo Woody Allen. Sensibile alla musica, sino a renderla uno dei protagonisti newyorkesi in Manhattan, Woody Allen cerca nuove tecniche per superare la classica distinzione fra musica diegetica ed extradiegetica. Ci riesce in Match Point (2005).

 

La passione per l’opera lirica diventa lo strumento privilegiato da Chris, protagonista dalle umili origine e dal dubbio senso morale, per tentare la scalata sociale. Ex tennista, bello, ambizioso ed affascinante, sfrutta queste sue doti per entrare nell’alta società londinese, conquistando una giovane, pallida e noiosa donna, figlia di un ricchissimo finanziere. Il primo e decisivo incontro fra i due avviene nel palco che la famiglia prende in affitto regolarmente al teatro d’opera. La musica è qui diegetica, appartiene al racconto, la fonte dalla quale proviene è ben in vista, il regista ci mostra l’orchestra, i cantanti sul palco scenico e gli spettatori che assistono al Trovatore di Giuseppe Verdi.

L’utilizzo dell’aria d’opera non appartiene solo alla sfera diegetica, giustificata dalla presenza dell’orchestra, ma diventa anche una sorta di tema principale che punteggia tutto il film. Di questa seconda modalità extradiegetica è esemplare l’inserimento nella colonna sonora della celebre aria Una furtiva lagrima dall’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. L’opera lirica può quindi appartenere ancora al mondo del teatro, che viene quasi metateatralmente mostra strato, come fonte di musica diegetica, oppure costituire il tema principale ed extradiegetico, sul quale scorrono le vicende dei personaggi del film.

Proprio nel momento di massima tensione, quando Chris comprende che è necessario uccidere la sua amante Nola per mantenere i privilegi ottenuti sposando la figlia del suo datore di lavoro, Woody Allen mette in crisi la dicotomia fra diegetico ed extradiegetico. Il superamento può avvenire solo grazie all’autonomo peso drammatico del quale l’opera lirica è dotata. Il doppio delitto commesso da Chris avviene parallelamente al duetto del II atto fra Iago e Otello. Gli omicidi procedono sul recitativo fra i due personaggi e non durante il momento lirico e statico. Di fatto sono ben due le azioni che procedono: lo scontro fra i due protagonisti dell’Otello di Giuseppe Verdi ed i freddi e distaccati omicidi commessi dal protagonista di Match Point. Il recitativo, elemento carico drammaturgicamente in quanto sede dei dialoghi e motore trainante dell’azione, si sovrappone alla sequenza degli omicidi creando una polifonia drammatica che consente alla musica di superare ampiamente alla musica lo statuto di accompagnamento.

In Match Point non solo Woody Allen offre un omaggio all’opera lirica, ma elabora una nuova modalità per ancorare la sequenza filmica ai brani estratti dai più famosi melodrammi italiani, superando la dicotomia fra musica diegetica ed extradiegetica.

 

Fonti: Michel Chion, L’audiovision, Nathan, Paris, 1994. [trad. it. L’audiovisione, Lindau, Torino, 1997]

credits: screenshot dal film