Jane Austen, della quale ricorre il bicentenario della morte, è stata una delle poche donne a raggiungere il successo in un campo all’epoca prettamente maschile. Obiettivo raggiunto nonostante abbia pubblicato solo quattro romanzi quand’era in vita. Tuttavia viene tuttora considerata, sopratutto  da chi non l’ha mai letta, come una semplice autrice di romanzi rosa.

All’autrice inglese si dovrebbero innanzitutto riconoscere lo stile e il coraggio con cui ha reso, con un certo acume e dovizia di particolari, le situazioni e gli ambienti a lei conosciuti. Inoltre ha in un certo senso anticipato le indagini freudiane descrivendo la psiche umana.

A fuorviare nel dare questo giudizio sono due elementi tecnici. Il primo è il fatto che la Austen abbia raccontato la quotidianità con semplicità e delicatezza. Il secondo è  legato al ricorrente schema narrativo: in tutti i suoi romanzi infatti si può individuare la medesima trama. Vi è una giovane donna non sposata innamorata, o che si innamora nel corso della storia. Sentimento che viene però ostacolato da motivi sia economici che sociali, i quali però vengono puntualmente superati portando al lieto fine.

Le vite delle protagoniste potrebbero quindi apparire monotone, nulla ha importanza se non l’educazione ed evitare di finire povere e zitelle, quindi bisogna trovare un buon partito come marito. Tuttavia all’epoca, per via delle rigide convenzioni sociali, non era possibile esprimere liberamente né idee né sentimenti, quindi si creava una serie di fraintendimenti che rallentavano le relazioni, non solo di tipo amoroso.

I romanzi di Jane Austen poi sono sì a lieto fine, ma anche realistici, in cui viene, anche con umorismo, criticata la società dell’epoca. Critica ben identificabile già nel primo romanzo “Ragione e sentimento” (1811). In cui si racconta di due sorelle, Elinor e Marianne Dashwood, la cui famiglia alla morte del padre, ha perso la casa. Si trasferiscono quindi in un cottage dove prorompono amori, ovviamente contrastati da convenzioni sociali, rango e questioni economiche.

Si ravvisa una sorta di biasimo nei confronti della ricca borghesia. La quale sta prendendo il posto della nobiltà, che a sua volta si trova quindi costretta a ripiegare sui matrimoni di convenienza, con partiti benestanti, per rimanere nell’alta società.

Il secondo romanzo, “Orgoglio e Pregiudizio” (1813), invece rappresenta questi tipici intrighi tramite la vicenda di vari personaggi, tra i quali spiccano Elizabeth e Mr. Darcy. Il titolo è un rimando alle conseguenze che provocano le rigide convenzioni sociali. Da una parte l’orgoglio di Darcy, che si rende conto di amare una donna di ceto inferiore. Dall’altra il pregiudizio di Elizabeth nei confronti di Darcy, apparentemente arrogante e frivolo.

Si arriverà al lieto fine quando entrambi riconosceranno i propri errori e capiranno di dover superare orgoglio e pregiudizi per la felicità propria e delle proprie famiglie. Si tratta quindi di un lieto fine ragionato a cui si giunge grazie alla maturazione dei personaggi. “Orgoglio e Pregiudizio” è quindi un romanzo di formazione allargata.

Il percorso verso la maturità è rappresentato anche in “Mansfield Park” (1814), in cui la protagonista Fanny è alla ricerca di sé. Si domanda chi potrà diventare, mentre intorno le dicono chi dovrebbe essere. Questa riflessione sul fatto se possa essere ciò che vuole essere, Fanny la compie nella tenuta del titolo, circondata da cugini e amici. Qui la critica è prettamente nei confronti dei desideri di una giovane in crescita in contrasto con la società.

La critica nei confronti dell’ossessione per i matrimoni torna in “Emma”. Nel romanzo infatti, pur essendoci meno romanticismo rispetto ai primi due, i matrimoni e le tribolazioni sono comunque protagonisti. Emma, la protagonista,  è infatti un’ingenua ragazza convinta di poter organizzare i matrimoni delle altre ragazze della comunità. Pensa di riuscirci basandosi sul tenore delle famiglie. Combina invece dei disastri arrivando a far soffrire le altre giovani, finché non rivaluterà il suo “passatempo”.

In “L’Abbazia di Northanger” nonostante si parli sempre di amore, non ha lo stesso obiettivo di critica dei precedenti. Si tratti infatti di una parodia del romanzo gotico. La protagonista Catherine è stata invitata da quello che spera diventi suo suocero, a raggiungere l’abbazia del titolo. Qui però il giovane di cui è innamorata la suggestiona con racconti lugubri a i quali si aggiungono gli elementi dei romanzi gotici, di cui la ragazza è appassionata.

Questa breve presentazione dei principali romanzi di Jane Austen  mette in luce come sia errato considerarli semplici romanzi rosa.

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