La Milano dei Fuori vena di Tekla Taidelli

Fuori Vena è l’ Amore Tossico milanese, ma non solo: potrebbe essere considerato anche un documentario di quella che è la scena punk, punkabbestia, travveler, ravers moderna.

Girato in modo amatoriale, o per meglio dire punk, dalla regista Tekla Taidelli qui per saperne di più -, questo film ci porta in una Milano che si perde nei vicoli o nei parchetti a comprare una dose, ma si ritrova alle colonne di San Lorenzo per farsi una Cere’s tra amici.

I protagonisti sono essenzialmente due: Tekla che interpreta se stessa, regista e punk che abbandona la famiglia benestante per farsi la sua vita in una cascina occupata e seguire lezioni di regia. L’altro protagonista è Zanna, un ragazzo tossicodipendente che come unica ragione di vita ha l’eroina, gli piace tutto di lei, dell’eroina, anche il nome, fino a che non incontra Tekla, della quale si innamora pazzamente, ma come in tutte le classiche love story che si rispettino anche in questa ci saranno degli ostacoli tra i loro sentimenti.

La droga e la dipendenza di lui che lo porteranno ad avere qualche ripensamento dopo le due scampate overdose, sembrano far prendere un’altra piega alla pellicola, ma evidentemente non sono bastati quei due incidenti e le attenzioni di Tekla a dissuadere Zanna dalla sua amata dipendenza.

Nonostante i tentativi di Zanna, per smettere di abusare di eroina, questo film non risulta critico nei confronti della droga, è semplicemente vero.

Non avrebbe alcun senso elencare le possibili conseguenze dell’eroina iniettata, sniffata o fumata, meglio guardarne gli effetti, certamente più veri ed eloquenti di qualsiasi racconto o ramanzina. È questo quello che Tekla regista fa: ci mette davanti ai fatti che sono sotto il nostro naso e si compiono ogni giorno. Il ragazzo ben vestito che ha sempre una busta di cocaina in tasca, l’uomo in giacca e cravatta che tiene a bada la sua dipendenza grazie ai soldi e la signora borghese che dal medico si scopre essere una fuori vena sieropositiva. Quella di Zanna non è una vita diversa, certo lui non ha soldi e casa sua è sporca, ma come per ogni tossicodipendente il tempo è scandito dalle dosi, infatti l’orologio con le siringhe ce lo ricorda, che sta finendo, sta scendendo ed è il momento di risalire, perchè altrimenti in sto mondo si “strippa”. Fuori vena rappresenta la voce di chi arriva a votare la sua vita alla droga, perchè la vita senza di lei, la vita che fa schifo comunque perchè ha le solite ingiustizie e le solite difficoltà, quindi meglio farsi, in vena, che almeno per un po’ si sta meglio e non si vive con paranoie che mandano ai pazzi.

È un film veloce, dalla tematica certamente forte e d’impatto con il suo linguaggio senza filtri che mostra realtà per i più sconosciute. Non è certamente una condanna per l’ambiente punk, perchè in ogni settore, in ogni strato sociale c’è droga, è semplicemente una trasposizione della realtà che la regista e l’attrice Tekla vedono e decidono di raccontare, nel modo che meglio si confà ai protagonisti: DIY, rendendo tutto in modo eccellente, meglio di interviste lampo di giornalisti in abito scuro. Fuori vena ci parla di quello che è il mondo della droga, di quello che vuol dire farsi e quello che comporta, ricordandoci che non ci sono vincitori o vinti, peggiori o migliori, ma solo esseri umani con le loro scelte, le loro vite ed i loro problemi.

Credits
Fuori vena, Tekla Taidelli, 2005

 

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