Chissà se quel discorso fatto nel 1823 da James Monroe sull’ingerenza dell’America nelle questioni europee sia mai stato preso in considerazione da qualche presidente a stelle e strisce. Un discorso che sanciva un distacco degli USA rispetto agli affari degli stati europei, dal quale venne poi elaborata l’omonima dottrina Monroe. Dall’inizio del XX secolo ad oggi di ingerenze ce ne sono state, e non solo verso l’Europa.

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D’altronde lo stato più bellicoso del mondo a qualcuno deve pur dichiarare guerra. Dalla sua nascita nel 1776 l‘America ha combattuto per un totale di  222 anni, il 93% della sua storia.

Un record poco invidiabile. L’elenco dei paesi combattuti è infinito, le guerre più importanti sono state: prima e seconda guerra mondiale, guerra di Corea, conflitto in Vietnam, invasione di Grenada e Panama, guerra del Golfo, operazione Restore Hope in Somalia, guerra in Bosnia e Kosovo, invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq e della Libia. Ma la madre di tutte le guerre è stata quella del 1861 nella quale combatterono tra loro confederati e unionisti.

Impossibile riassumere le ragioni che stanno dietro ogni singola guerra, ma di certo nessuna di queste è stata necessaria a preservare l’integrità territoriale statunitense, dal momento che i confini non sono stati mai minacciati (fatta eccezione per la crisi missilistica cubana).

Nonostante questo l’Italia, la quale rientra nell’elenco delle nazioni invase, dal dopoguerra in poi ha sempre considerato gli Yankee portatori di libertà, oltre che un esempio da seguire. E come si potrebbe pensare il contrario avendo ben  59 basi americane all’interno dei confini. Anche se, volendo fare i complottisti, si potrebbe facilmente pensare che ce ne siano molte altre segrete. Il piano Marshall ha sicuramente risollevato il paese, ma il pegno pagato dallo stato italiano in proporzione è stato molto più alto. Di fatto il governo nostrano ha appoggiato quasi tutte le guerre americane inviando contingenti per combattere battaglie per le quali noi non avevamo nessuna motivazione, neanche economica, sacrificando anche soldati come successe a Nassiriya nel 2003 dove morirono 12 carabinieri, 2 civili e 5 militari di istanza in Iraq.

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Anche la storia degli F 35 la dice lunga. Un aereo militare di quinta generazione che deve sostituire quelli “vecchi”, e che l’Italia, al netto di alcuni piccoli vantaggi in termini economici (fonti ufficiali parlano di 10mila posti di lavoro per la manutenzione ed altre operazioni legate a questi aerei) , deve assolutamente comprare. Ma visto il nostro peso militare questi 3 miliardi ce li potevamo risparmiare, o investirli in modo diverso, magari proprio per creare posti di lavoro. Tuttavia la Lockheed Martin, azienda produttrice con sede nel Maryland pare non fosse d’accordo.

Non c’è che dire, God bless Monroe!

 

Fonti: www.panorama.it; www.treccani.it; espresso.repubblica.it

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