di Federico Lucrezi

C’è una battaglia in corso a Milano.

Il progetto di riapertura dei Navigli, che con buona regolarità torna ad affacciarsi alle colonne dei quotidiani milanesi e a fare capolino nel dibattito cittadino, sembra essere una possibilità sempre meno remota. Quel che è certo è che questa volta potrebbe portare a provvedimenti concreti e a farne le spese potrebbero essere gli storici barconi del Naviglio Pavese.

Gennaio 2017. Il comune dirama tre ordinanze destinate ai proprietari dei locali situati sulle chiatte ancorate all’inizio del Naviglio Pavese. Quattro mesi di tempo. La deadline è fissata a fine maggio, poi i barconi, effettivamente abusivi, saranno smantellati.

Non è la prima volta in realtà che viene intimato lo sgombero dell’area, ma quanto stabilito due anni fa da una sentenza del Tar è rimasto inascoltato e i ristoranti sono ancora al loro posto. Le ordinanze comunali seguono invece quanto espresso dal Consiglio di Stato, recentemente intervenuto dichiarando ancora una volta fuorilegge i barconi.

I barconi sul Naviglio Pavese

Le posizioni delle parti sono molto chiare. Da una parte i gestori che rivendicano la presenza da anni sul Pavese, al punto da essere diventati attrazione e simbolo della zona e dei Navigli milanesi, e richiedono una regolarizzazione. Dall’altra il comune che sottolineando la natura abusiva dell’occupazione specifica che la presenza prolungata sul territorio, nonostante il regolare pagamento di un’indennità di occupazione da parte dei gestori, non garantisce alcun canale preferenziale per una regolarizzazione e che eventuali concessioni devono necessariamente passare attraverso un regolare bando di gara.

Giugno 2017. L’ultimatum è scaduto ma i barconi sono ancora regolarmente al loro posto. Lo saranno almeno per tutta la stagione estiva, è quanto sancito dal Tar a cui i gestori hanno fatto ricorso per evitare lo smantellamento immediato. La partita però è tutt’altro che chiusa. Il comune non ha alcuna intenzione di fare passi indietro e in autunno si procederà con ogni probabilità alla graduale rimozione dei barconi.

La questione è piuttosto delicata: da una parte è certamente encomiabile la decisione del comune di percorrere una battaglia di legalità senza chiudere un occhio di fronte a un abuso edilizio, come troppo spesso accade, ma dall’altra l’eccesso di zelo e l’intransigenza dimostrati rischiano di essere ampiamente controproducenti.

La Darsena di Milano

È innegabile come i barconi del Naviglio Pavese costituiscano un vero e proprio simbolo del quartiere. La Darsena, distante una manciata di metri, storicamente ricopriva la funzione di vero porto urbano in cui imbarcazioni cariche di merci transitavano quotidianamente. Non stiamo dunque parlando di un abuso completamente avulso dal contesto e dal territorio circostante come tanti ecomostri che sorgono in giro per l’Italia, al contrario i ristoranti sull’acqua sono una bellissima citazione di quello che la Darsena e i Navigli hanno rappresentato per la città di Milano prima di essere riconvertiti a quartiere della movida.

Il vecchio e il nuovo. La storia e la modernità. La Milano passata e l’aperitivo più che mai presente.

Ben venga, ora e sempre, la battaglia per la legalità.

Ma forse in questo caso un passo indietro sarebbe auspicabile.

 

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Fonti:  milano.repubblica.it   leggo.it