La bellezza è sempre stato un forte tema di discussioni e opinioni. L’arte ne ha fatto da sempre una delle sue tematiche più controverse e la moda una delle sue forze. Si dice che la bellezza sia soggettiva però può anche darsi che in realtà sia culturale. Ovvero in ogni epoca, in base al livello e all’apertura in campo culturale di un determinato popolo, si è stabilito un particolare canone di avvenenza. Qual è allora la bellezza contemporanea? Senza avere le pretese di sconfinare nella filosofia, diremo semplicemente che la new beauty oggi è sfuggevole, leggiadra, con un tocco di mistero e di tratti imprecisi.

Così vengono riconosciuti sentieri altri di esplorazione delle possibilità dello sguardo umano, occasioni che non sfuggono all’occhio attento e veloce della moda, che mira piuttosto a sovvertire le regole canoniche del funzionamento della società. Una “gender fluidity” che non è contemporanea, o per lo meno non solo: questo concetto, a dire il vero, sembra provenire dal passato. Infatti è noto che «nelle alte sfere dell’aristocrazia elisabettiana non fosse inusuale ma, anzi, godesse di vasta accettazione una concezione dell’uomo inteso quale armonico compendio di natura femminile e natura maschile».

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L’androgino è un’identità che sfugge, veloce ed effimera, con la capacità di mutarsi, di sparire e riapparire e che, soprattutto, sfugge a qualsiasi tipo di etichetta. È consapevole della sua stessa caducità, sa già che cambierà e si evolverà, si trasformerà in qualcosa d’altro, di diverso, di nuovo. Tuttavia allo stesso tempo rappresenta l’adesso, il momento. Le nuove tendenze nella società e nella civiltà. L’insieme di passato e futuro, di uomo e di donna, di dentro e di fuori, del nulla e del tutto. Forme nette e papillon per le ragazze e linee morbide e femminee per i ragazzi. Ma probabilemnte si deve fare riferimento anche ad una cambiata visione delle cose. Che passa prima dalla moda per poi infondersi nelle dinamiche quotidiane. Una sorta di gioco di identificazione e di scoperta, ma anche di rivendicazioni e battaglie.

Recentemente l’estetica efebica ha raggiunto popolarità diffusa grazie anche a designer notoriamente genderless, che portano nelle loro collezioni un canone gender-neutral, come Rick Owens e Rad Hourani, seguiti da brand noti come Gucci e Prada.

Ma cosa incorpora il nuovo – o rinnovato, se si preferisce – senso della bellezza umana? Indica forse rendersi conto della diversità, della moltelicità, del diverso che non rappresenta una catastrofica calamità?

 

 

Fonti: Juliana De Angelis, Shakespeare una mente androgina

Immagini: COPERTINA