In un’epoca in cui l’immagine e l’aspetto fisico, in campo musicale, viene prima della musica stessa, negli anni ’70 un gruppo di 4 (?) persone (?) agiva nell’ombra.

Si dice che questi ragazzi abbiano spedito una demo ad un produttore della Warner Bros che aveva collaborato con Captain Beefheart. Pensavano che se ne intendesse di suoni strani, ma probabilmente quel produttore non aveva fiuto per gli affari. Sta di fatto che quell’anonimo pacchetto fu rispedito al mittente con scritto ”to the Residents”. E da questa divertente storiella nacquero i Residents.

Nessuno sa chi siano i membri del gruppo, a parte qualche sospetto ma nulla di più. Questo anche perchè scelsero di autoprodursi, snobbando etichette importanti per evitare di diffondere la propria identità. Con loro nacquero anche la Ralph Records e altre sigle secondarie come la Cryptic Corporation, con cui produssero tutti i loro lavori. Attenti ad ogni dettaglio come degli assassini seriali.

Si dice anche che nel 1972 abbiano spedito un pacchetto con le proprie canzoni a Frank Zappa, il quale non provò nemmeno ad aprire il contenuto rispedendola al mittente, e a Richard Nixon (all’epoca presidente degli Stati Uniti d’America) il quale invece non si sa se l’abbia aperto o meno. E il loro mito avvolto nel mistero continua tutt’ora. Una ventina di album dagli ’70 fino ai giorni nostri, CD ROM, jingle musicali, videoclip e un film mai trasmesso sono il prodotto di questi ragazzi provenienti dall’oscurità. Nessuno ha loro foto e si mostrano al pubblico con immagini ritoccate dei Fab 4 o come nel quinto album Eskimo (1979) la band indossa abiti eleganti (frac) e una maschera da bulbo oculare e cilindro in testa.

Questo sarà l’outfit con cui i Residents si faranno riconoscere.

Riguardo il loro intento musicale un loro portavoce dirà:

”La musica americana non è affatto sbocciata ma è collassata negli anni ’50… Almeno per quel che riguarda i modelli esportati presso il grande pubblico: be bop e rock ‘n roll. La loro fortuna è stata tale che tutto il mondo ha cominciato a rielaborarli ed a rimandare in America, anzichè i frutti di un lavoro originale, i detriti di quel rimasticamento. L’America a sua volta ha rielaborato quelle rielaborazioni e le ha rimandate in giro, e così via, in un circolo vizioso di cui ancor oggi siamo prigionieri.”

Insomma, la musica mainstream a loro non va proprio a genio, parrebbero anzi talmente scocciati da questo trend da non opporglisi nemmeno. Rielaborazioni grottesche, con un pizzico di elettronica, dei grandi classici come Beatles, George Gershwin, James Brown e perfino Elvis per diffondere le loro riflessioni riguardo la società contemporanea. Ma a detta loro, la musica non è più il mezzo giusto, meglio i videogames. Chissà se un giorno potremmo vederli in qualche gioco indie/horror insieme a Slenderman o protagonisti in Silent Hill.

 

Fonte: ”Storia leggendaria della musica rock”, Riccardo Bertoncelli, Giunti

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