Non si contano più quanti giorni sono passati da quello scoppio, un suono ormai troppo conosciuto al nostro udito, ma al quale non ci si abituerà mai. Un ricordo mai scomparso dalle nostre menti, soprattutto di chi ha vissuto in prima persona l’orrore, la paura e il terrore di una notte di festa, gioia, unione e tensione per il risultato finale di una delle partite più attese della Stagione.

Sappiamo tutti quello che è accaduto in Piazza San Carlo a Torino il 3 giugno: enormi bandiere bianco-nere venivano sventolate, tifosi di tutte le età con indosso la maglia della propria Squadra, cori che scaldavano e alleggerivano l’atmosfera allo stesso tempo. Il rigido silenzio iniziale viene interrotto al settimo minuto quando il tabellone segna 1-1 grazie alla giocata di Mandzukic: un boato di esultanza avvolge ed abbraccia l’intera piazza. Felicità e allegria che durano poco: al 70′ minuto un altro boato, questa volta cupo, di paura. Urla strazianti smuovono la folla da tutte le parti, travolgendo migliaia di persone e ferendone 1527 (tre in condizioni gravi).
Le cause della vicenda non sono ancora del tutto chiare. Si parla di uno scoppio di petardi, una lite tra due gruppi di tifosi nata dopo il terzo goal del Real Madrid e alla quale hanno seguito lanci di oggetti, una “bravata”. Al momento, però, il fascicolo slegato dalla Questura di Torino resta aperto contro “ignoti”, nonostante le indagini proseguano assiduamente attraverso l’esame dei molteplici video che le forze dell’ordine stanno continuando a tenere sotto controllo al fine di ottenere nuovi chiarimenti su quella notte di sgomento e panico.
In tutta questa peripezia, un fatto chiaro alla Digos e all’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta è stato fin da subito l’indebita presenza di venditori ambulanti e bottiglie di vetro nella piazza. L’elevato numero di feriti, infatti, poteva essere evitato se solo fossero state prese le giuste misure di protezione e cautela. Un’organizzazione confusionaria dunque, che non ha portato a termine il compito di garantire l’incolumità dei cittadini. E’ questo clima di insicurezza e disordine che ha scatenato le proteste da parte delle famiglie dei cittadini coinvolti e feriti, i quali hanno fatto recapitare alle scrivanie della Polizia di Stato italiana querele per ottenere risarcimenti da parte dei colpevoli.

Alla paura e rabbia iniziale si aggiunge ora, più forte e chiaro di prima, la consapevolezza della realtà in cui viviamo. Una realtà in cui ormai siamo tutti vittime di questo terrorismo che, ancora prima di fare vittime con bombe o spari, ne fa molte di più a livello psicologico. Si è parlato a lungo di “psicosi da attentato terroristico” , un turbamento che irrompe nella tranquillità dei gesti quotidiani e ripetitivi, trascinando i nostri pensieri in un vortice fatto di incertezze. Una società in bilico tra la volontà di non farsi governare dalla paura e l’inevitabile pensiero ricorrente dell’insicurezza che attanaglia il mondo di cui siamo protagonisti.

 

Crediti immagini: Immagine 1, Immagine 2, Immagine 3, Immagine 4