Non c’è più motivo di meravigliarsi se, tanto nelle conversazioni comuni quanto tra i forum sulla rete, viene utilizzato il termine “capolavoro” facendo riferimento al mondo cinematografico, ignorando però la leggerezza con cui questa parola viene pronunciata o scritta.

“Capolavoro” è un vocabolo che deve suscitare rispetto e che merita riverenza, decisamente più di quanta gli viene mostrata quando viene sputato in qualsivoglia discussione o argomentazione, solamente per dare un qualcosa di autorevole ad un film o ad un’opinione in ambito cinematografico.

Tuttavia, esistono rari casi in cui questa parola diventa la sola in grado di descrivere e racchiudere, con la massima brevità, l’importanza di una pellicola: è questo il caso di Love Exposure.

Love Exposure è un film del 2008 diretto dal regista giapponese Sion Sono e qualche parola su quest’ultimo è necessaria, sopratutto per inquadrare al meglio la sua grande opera. Sono è stato capace di assicurarsi uno spazio importante nell’industria del cinema grazie al suo Suicide Club datato 2001, diventato un piccolo film cult; negli anni successivi ha riconfermato il suo talento, pellicola dopo pellicola, firmando lavori di grande interesse come Guilty of romance, Cold Fish o, ancora, Himizu. Dotato di grande estro creativo, capace di creare e gestire storie originali ai confini del verosimile, Sono sfoga tutta la sua fantasia e le sue capacità nella realizzazione di Love Exposure: ogni minuto è bello, nella sfumatura più artistica del termine, ogni personaggio ha qualcosa da dire, ogni momento regala emozioni.

In 237 minuti (esatto, ben quattro ore) Sono riesce a creare e a dire così tanto, che solo riassumere la trama o incasellare questo film in un genere specifico diventano imprese titaniche.

La storia vede protagonisti il giovane e gentile Yu Honda (Takahiro Nishijima), la misteriosa e, a tratti inquietante, Koike Aya (Sakura Ando) e la bella e distruttiva Yoko Ozawa (Hikari Mitsushima). Yu è uno studente che trascorre una vita ordinaria, ha un cuore buono e prova un grande amore per il proprio padre, divenuto prete dopo la morte della moglie. La vita del ragazzo verrà travolta, però, quando suo padre intreccerà una relazione con una donna dai comportamenti capricciosi e imprevedibili: presto, nella mente del prete si faranno strada i sensi di colpa a causa della sua relazione, e questo gli provocherà una crisi spirituale che coinvolgerà il figlio Yu.

Yu Honda intento a scattare foto voyeuristiche

Costretto dal padre, ormai ossessionato dal peccato, Yu deve quotidianamente sottoporsi alle sue confessioni; a causa di queste pressioni, il ragazzo incomincia il suo viaggio nella scoperta dei vizi e delle perversioni, con l’intento di commetterne il più possibile così da avere qualcosa da confessare ogni giorno. Tra improbabili sette di pervertiti, e ancora più dubbi addestramenti ninja nell’arte della fotografia voyeuristica, nota con il nome di Tosatsu, Yu riuscirà a diventare un vero maestro in questo campo, prendendo sotto di sé la banda di teppisti che lo aveva inizialmente indirizzato sulla strada della criminalità. Tuttavia, l’intera vicenda si complica ulteriormente quando, in una tra le tante missioni dedite al Tosatsu, incontra Yoko: l’unica ragazza che sia mai riuscita a fargli battere il cuore… e ad avere un’erezione.

Da questo punto di svolta, la missione di Yu sarà quella di conquistare la ragazza amata, che invece non sembra che provare fastidio nei suoi confronti. Il già intricato quadretto viene mescolato ancora di più a causa di Koike, una ragazza criminale dal passato oscuro e dalla mente deviata, a capo di una setta religiosa nota come “Zero Church”, che mostra di avere dei piani tanto per Yu quanto per Yoko. Traspare molto come Sono abbia calcato la mano sulla creatività (probabilmente il termine “follia” sarebbe più corretto) e sull’originalità del soggetto, tanto che, come anticipato, è quasi impossibile riassumere anche solo gli snodi principali della vicenda. Per un riassunto più dettagliato, rimando alle pagine Mymovies o Wikipedia.

Ma quindi, in fondo, che cosa comunica Love Exposure? La risposta più onesta, penso sia “tutto e niente”: in questo film, che mescola il dramma con la love story, l’azione con la comicità, le arti marziali con l’horror, la satira sociale con il soft porn, Sono riesce a creare una sinergia perfetta tra le infinite tematiche che vengono trattate e il divertimento senza troppi pensieri. Per questo motivo la visione appare scorrevole e piacevole, ma ciò non significa che dietro quei 237 minuti di follia non ci sia nulla di più che l’estro di un regista.

Yoko Ozawa

La storia si concentra fondamentalmente su tre personaggi. Da una parte abbiamo Yu, oppresso dall’esasperato credo religioso della sua famiglia, costretto sulla strada del vizio solo per assecondare la mania paterna del peccato; Sono si scaglia con forza contro le istituzioni religiose, che sia la Chiesa Cattolica o la fantomatica Zero Church, vedendo in esse strumenti di controllo e manipolazione, costrutti umani che nulla hanno a che fare con la sfera del divino, un cumulo di regole che reprimono la sessualità, condannandola come aberrante. Poi, troviamo Yoko e Koike, due ragazze accomunate da un passato simile, che le vede vittime di angherie e abusi da parte dei rispettivi padri. Un’infanzia che ha lasciato una profonda cicatrice sopra entrambe, e che ha portato Koike ad esplodere, rendendola una criminale e assassina, incapace di capire l’amore e senza un’anima, mentre Yoko ha accresciuto un odio naturale verso tutti gli uomini (fatta eccezione per Kurt Cobain e Gesù, parole sue), e più in generale un sentimento di apatia verso gli esseri umani e verso il mondo, lasciandosi andare alla deriva, scollegata, lontana da qualsiasi cosa.

E ancora, in Love Exposure troviamo tutto il pensiero di Sono sul modo di vivere la sessualità per il popolo giapponese, così tipicamente vessato dallo stridore tra la solida tradizione e la dirompente innovazione: in un film in cui spopolano pratiche come il Tosatsu, bislacche organizzazioni che controllano la sessualità, raduni tra pervertiti, quasi incesti e case pornografiche, Sono riesce a trasformare l’erezione di Yu che dimostra l’amore per Yoko, e Yoko soltanto, in qualcosa di puro e innocente, un simbolo dell’amore, quello unico e autentico.

Sono non si ferma qua, e scava ancora più a fondo riuscendo a far risaltare, in questa matassa di vicende tragicomiche, valori forti e positivi. Basti pensare all’amicizia che lega Yu alla banda di teppisti che prima lo porta sulla via del peccato insegnandogli a combattere e a rubare, e che poi gli si affida riconoscendo in lui il maestro del Tosatsu. La loro è un’amicizia che rompe le barriere del pregiudizio, mostrando persone con vite e storie alle spalle piuttosto che semplici facciate da “pervertiti” o “criminali”.

E per finire, già dal titolo della pellicola è intuibile come il fulcro intorno al quale ruotano tutte le quattro ore del film sia il tema dell’amore, in tutte le sue forme e sfaccettature. Dal padre di Yu, che vive un rapporto pessimo con questo sentimento a causa dei suoi doveri da prete; continuando poi con la matrigna di Yoko, un curioso personaggio che riesce ad esporsi totalmente all’amore, passando da un uomo ad un altro senza che le sue intenzioni siano mai troppo chiare; di Koike si è già detto, devastata dagli incubi dell’infanzia, non riuscirà più a provare amore diventando fredda e calcolatrice (ma, in fondo, davvero cattiva?); passando poi per Yoko, che, inizialmente anestetizzata contro qualunque sentimento che non fosse odio e rabbia, col tempo riuscirà a liberarsi dai macini del proprio passato e ad aprirsi all’amore; infine troviamo Yu, che da quando incontra Yoko (la “sua Maria”, per utilizzare parole sue) ogni suo pensiero e preoccupazione sono rivolti a lei, sebbene sembra che tutto sia in moto per separarli.

Quella di Sono è un’opera che non si esaurisce nella semplice lettura di un articolo: Love Exposure sembra germogliare continuamente da se stesso, con decine di spunti, momenti esilaranti, drammatici o perfino splatter, con dialoghi indimenticabili e inquadrature potenti, il tutto incorniciato da una colonna sonora perfetta. Tanto ancora potrebbe essere scritto, ma in fondo era sufficiente una singola parola per inquadrare questo film: “capolavoro”.

Fonti:

http://www.mymovies.it/film/2008/loveexposure/

https://it.wikipedia.org/wiki/Love_Exposure

Crediti immagine:

https://i0.wp.com/www.shivaproduzioni.com/wp-content/uploads/2016/12/Love-Exposure.jpg?fit=1800%2C1013

http://quinlan.it/upload/images/2009/04/love-exposure-sion-sono-2008-05.jpg

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