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18 dicembre 2017

Il giardino funerario di Sinuhé: piante e alberi che accompagnavano il defunto nell’Antico Egitto

Il giardino funerario di Sinuhé: piante e alberi che accompagnavano il defunto nell’Antico Egitto

È una scoperta recentissima: gli archeologi spagnoli del Progetto Djehuty hanno ritrovato, sulla collina di Dra Abu el-Naga, vicino a Luxor (Egitto), un antico giardino funerario, il primo scoperto fino a questo momento. Ma qual è il suo significato?

La tomba a cui il giardino è collegata verrebbe fatta risalire a Sinuhé, un alto dignitario egiziano vissuto nel 1900 a.C., che godette del favore del faraone Sesostris I: nella storia letteraria sulla sua vita è stata ritrovata la citazione di un giardino o di un orto in relazione alla sepoltura.

Fino ad ora erano state solo le fonti letterarie e iconografiche a dare agli studiosi indizi sulla pratica di questi giardini. Ad esempio nelle rappresentazioni dei funerali con cui gli antichi egizi decoravano le loro tombe: nella tomba di Reneni in Elkab, in particolare, le divinità di Osiride e Anubi sono raffigurate di fronte a un reticolo verde, un giardino-orto posto di fronte a delle palme, mentre al di sopra troviamo due sicomori e due obelischi che segnano l’accesso al “recinto sacro”. Ora anche l’archeologia ci conferma questa pratica.

Questo giardino funerario è situato in uno spazio sacro, un cortile aperto all’ingresso di una tomba, e possiede un carattere rituale: si tratta di un piccolo rettangolo di 3 x 2 metri, diviso in compartimenti quadrati interni che ospitavano diverse varietà di piante, frutta e fiori dal valore simbolico, di grande importanza per i riti funebri. Tra questi, abbiamo l’albero di persea, i cui rami venivano usati per salutare il defunto e creare ghirlande per adornare i commensali durante i banchetti funerari; c’erano poi i fiori di loto, che erano un’allegoria del ciclo di morte e resurrezione nel loro chiudersi al tramonto e riaprirsi all’alba del mattino seguente; e ancora la pianta della lattuga, che veniva associata dagli antichi egizi alla fertilità e, nello specifico, alla capacità maschile di generare la vita.

L’ipotesi del carattere simbolico di queste piante si associa bene con il tamarisco posto in angolo: i testi funerari dell’epoca infatti ci dicono che gli egizi credevano che l’anima del defunto si posasse su un ramo di tamarisco nell’uscire dalla sua tomba all’alba, per godere delle offerte depositate sull’altare di fianco all’entrata.

Se invece cerchiamo di non credere al valore simbolico, il giardino potrebbe essere semplicemente un orto in miniatura, nel quale veniva piantato ciò che si offriva di solito nelle celebrazioni in onore dei defunti: in questo caso l’albero avrebbe solo la funzione di fornire l’ombra nelle ore più calde del pomeriggio.

Oltre al giardino, sono stati scoperti una piccola cappella in mattoni di adobe e tre stele, le quali includono anche riferimenti a una divinità tebana locale chiamata Montu e agli dèi Ptah, Sokar e Osiride. La cappella e le stele tuttavia, sarebbero successivi al giardino e alla tomba.

Le nuove ricerche e scoperte archeologiche ci permettono di indagare il passato e ci sono utili, come in questo caso, per confermare o smentire caratteristiche e fatti in precedenza solo ipotizzati, lasciandoci scoprire qualcosa di più sul mondo funerario, sulle credenze religiose e le pratiche rituali delle civiltà del passato, oltre ovviamente a fornirci dettagli sulla vita quotidiana, sulla società e l’ambiente fisico in cui esse si trovavano a vivere.

 

FONTI:

ilfattostorico.com

-National Geographic España, agosto 2017

Imagines: copertina

 

 

 

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