08:17 pm
19 ottobre 2017

Giornalisti e social network: quale rapporto?

Giornalisti e social network: quale rapporto?

Da quando ha iniziato a imporsi all’attenzione di tutti l’emergenza fake news è diventato sempre più comune opporre i social network ai media tradizionali, considerando quest’ultimi gli unici di cui potersi fidare per evitare di cadere in quelle numerose bufale che caratterizzerebbero le reti sociali.

In questo senso è subito scattato l’allarme sulle modalità con cui i giovani d’oggi si informano. Ad esempio a inizio Giugno Pubblicità Progresso, in collaborazione con Assirm, ha studiato le modalità con cui si informano gli studenti universitari. I risultati hanno visto stampa e radio posizionarsi all’ultimo posto come strumento di informazione, a tutto vantaggio di canali come i social media, le news online e i portali. È interessante vedere come questi dati sono stati riportati dai mass media. Già il titolo della ricerca, L’èlite dei giovani (dis) informati, era eloquente, ma i tradizionali mezzi di comunicazione, usciti clamorosamente sconfitti da questa rilevazione, hanno marcato ancora di più in senso dispregiativo quei dati. All’ANSA è bastato un inciso per squilibrare in un certo senso l’interpretazione di dati di per sé neutri:

Sempre più internet e meno TV: il 40% degli universitari passa più di 4 ore al giorno online, l’82,3%, guarda la TV solo una volta a settimana. E questo ha dei forti riflessi sulla loro capacità di informarsi.

Repubblica riporta il parere preoccupato del presidente di Pubblicità Progresso, Alberto Contri:

In un periodo storico caratterizzato dalla necessità di limitare il fenomeno della diffusione di fake news, al mestiere di verificare e informare si chiede un nuovo scatto: “Il quadro che emerge dall’indagine offre molti spunti di riflessione, anche piuttosto problematici, e suona come una sveglia per tutto il mondo dell’informazione”, dice in una nota a corredo dei numeri Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso.

La Stampa poi è eloquente fin dal titolo, S’informano ma non approfondiscono, e conclude auspicando che

comprarsi il proprio giornale quotidiano, ben distinto da quello di papà, torni fra i riti di passaggio al mondo dei grandi.

Anche il periodico più importante nel mondo dei media, Prima, interpreta questi dati come preoccupanti perché vi si vede come prima fonte di informazione i social network:

A prevalere è il bisogno di un aggiornamento ‘live’ – sostiene Pagnoncelli – e non quello di un approfondimento delle notizie. Sempre più spesso, inoltre, le percezioni vincono sulla realtà e le emozioni sulla razionalità. L’utilizzo dei social network non favorisce il senso critico perché prevale l’omofilia al confronto tra opinioni diverse”.

Non molti giorni dopo però un’analoga ricerca ha indagato sull’utilizzo di Internet da parte dei giornalisti: quello che ne  emerso è che in realtà anch’essi utilizzano parecchio i tanto vituperati social network per informarsi. Secondo i dati dell’indagine Audit Italian Press realizzata dall’Istituto Ixè con il supporto di Encanto Public Relations e di GiornalistiSocial 1 giornalista su 2 si fida dei social network. Anzi Facebook, Twitter e YouTube vengono considerati come strumenti di lavoro rispettivamente dal 92%, 82% e 56% dei nostri giornalisti. Infatti su questi social i professionisti dell’informazione non si limitano a promuovere il proprio lavoro o a costruire relazioni, ma nel 91% dei casi li utilizzano anche per raccogliere informazioni, ricercare storie, verificare fatti e addirittura cercare approfondimenti.

Quindi quando sono i giornalisti a cercare materiali per le loro storie i social network smettono di essere luoghi di disinformazione e ignoranza? Il fatto è che non bisogna mai dimenticare che dietro una notizia, dietro una testata e perfino dietro un medium in sé ci sono sempre delle persone in carne ossa, con le loro visioni del mondo e con i propri (inevitabili) pregiudizi, il primo dei quali è difendere la categoria a cui si appartiene. La forza dei media sta nel riuscire a far dimenticare la soggettività che c’è dietro di essi, dando una (inesorabilmente) falsa patina di oggettività e estraneità: il buon lettore, cioè colui che sa approfondire le notizie, è proprio chi riesce a non dimenticare mai la natura personale di qualsiasi fonte comunicativa, più evidente nei social network, più facile da dimenticare invece nei tradizionali mass media.

Fonti: ansa.it, repubblica.it, lastampa.it, primaonline.it, giornalistisocial.it, socialmedialife.it

Foto: credits

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