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18 dicembre 2017

COREA DEL NORD: SIAMO SICURI DI SAPERE TUTTO?

COREA DEL NORD: SIAMO SICURI DI SAPERE TUTTO?

Su tutti i notiziari è un argomento ormai acclamato, infiammato da continue polemiche e proteste. Temuto, preoccupante e destabilizzante, in un’era in cui la tranquillità e l’equilibrio sembrano essere svaniti e sostituiti dalle dilaganti tensioni che, purtroppo, governano la società e il mondo di cui siamo pedine.

La storia
La storia della Corea del Nord ha un’origine recente, a discapito, forse, di quello che si potrebbe pensare. Più precisamente inizia il 15 agosto 1945, all’indomani della capitolazione dell’Impero Giapponese, anno in cui Kim Il-Sung si impose come il principale capo del Paese in veste di segretario del Partito dei lavoratori di Corea, nato dalla fusione del Partito Comunista e di quello Neo-Democratico.
A partire dalla sua nascita vennero avviate e realizzate una serie di riforme legate all’abolizione della proprietà privata; la nazionalizzazione delle grandi industrie, banche, trasporti, telecomunicazioni e poste; una riforma legata alla regolamentazione del lavoro e all’eguaglianza dei sessi; ed inoltre, una campagna per la promozione e diffusione dell’alfabetizzazione, poiché un quarto della popolazione era ancora analfabeta.
Pochi anni dopo la sua origine, avvenne la tragica divisione tra Corea del Nord e Corea del Sud (entrambe con l’obiettivo di una riunificazione nazionale), più precisamente nel 1948, periodo in cui i soldati sovietici (a Nord) e statunitensi (a Sud) erano presenti dalle due parti opposte del 38° parallelo. Nell’aprile dello stesso anno si tenne a Pyongyang (capitale della Corea del Nord) una conferenza che riuniva le organizzazioni delle due Coree, la quale si concluse con la proclamazione della Repubblica Popolare di Corea nella Capitale. Le proteste e i conflitti contro il sistema autoritario di Kim Il-Sung, però, non tardarono ad arrivare. Continue insurrezioni caratterizzarono il destino e la storia della Penisola asiatica, fino a sfociare il 25 giugno del 1950 nella temuta e devastante Guerra di Corea.

La Guerra
25 giugno 1950, 27 luglio 1953. Due eventi devastanti avvenivano in concomitanza colpendo con forza l’Europa e l’Asia: da un lato la Guerra Fredda, dall’altro la Guerra di Corea, che rischiava di portare con sé il pericolo di un nuovo conflitto globale con l’utilizzo di bombe nucleari. Le interpretazioni circa questo tragico evento sono molteplici e divergenti: per Seul (capitale della Corea del Sud) la guerra fu scatenata da un attacco nordcoreano in collegamento con Mosca; al contrario, per Pyongyang la loro entrata nei territori della Corea del Sud fu la risposta ad un attacco a sorpresa organizzato dall’esercito di Seul, con l’aiuto di consiglieri statunitensi. Fu però l’attacco da parte di Kim Il-Sung a determinare una repentina risposta dell’ONU, con il conseguente intervento delle Nazioni Unite, pronte a condannare l’invettiva militare della Corea del Nord.

 

 

Le premesse
All’invasione, l’esercito nordcoreano si stava preparando da tempo:

  • tra il 1946 e il 1949 più di 10.000 ufficiali nordcoreani erano stati inviati nelle accademie militari sovietiche a studiare;
  • nel 1948 venne introdotta in Corea del Nord la leva militare obbligatoria, con la conseguente militarizzazione dell’intera popolazione;
  • tra il 1947 e il 1949 circa 40.000 soldati avevano preso parte alla guerra civile cinese a fianco dei comunisti di Mao Tse-tung, contro i nazionalisti di Kai-shek.

Ma non solo. Un’organizzazione studiata nei minimi dettagli, attraverso l’esercizio militare in valli montane isolate, al punto da non suscitare nessun sospetto negli alleati sudcoreani statunitensi. Allo scoppio del conflitto, ciò che emerse in prima istanza fu la sostanziale ineguaglianza della preparazione bellica. La Corea del Sud, infatti, oltre a disporre di un esercito composto da meno di centomila soldati con scarsa formazione militare, poteva contare su pochi aerei da combattimento, nessun elicottero, qualche carro armato leggero, pochissime artiglierie sia pesanti, sia leggere e nessuna motovedetta costiera. Insomma, una sconfitta da parte di Pyongyan era assicurata.

Le cause del conflitto
L’attacco a Seul, che aveva come obiettivo una riunificazione nazionale, venne proposto da Kim Il-Sung all’Unione Sovietica (sotto Stalin) e alla Repubblica Popolare Cinese (sotto Mao Tse-tung), i quali acconsentirono portando aiuti bellici, alimentari e militari all’esercito nordcoreano. Ciò che portò a questa invasione furono, secondo il leader della Corea del Nord, le continue e violente irruzioni armate da parte dell’esercito sudcoreano per compiere razzie, omicidi, rapimenti, saccheggi, incendi dolosi, con il solo scopo di fomentare i disordini sociali insiti nel territorio per potersi stanziare in posizioni strategiche lungo il confine. Inoltre, a creare la condizione adatta a nuove insurrezioni ed opposizioni provenienti dalla Corea del Sud, fu la pretesa del dittatore nordcoreano di avviare un programma di riunificazioni dell’intera Penisola attraverso l’invio di tre ministri a Seul per patteggiare un piano di pace contenente articoli così provocatori da suscitare il rifiuto e l’opposizione da parte del capo sudcoreano Rhee.

Le conseguenze
Allo scoppio intervennero gli affiliati alle Nazioni Unite. Particolarmente decisiva fu l’azione da parte dell’esercito statunitense guidato dal generale Stratemeyer, il quale intercettò l’aviazione nordcoreana, giungendo ad attaccare con bombardamenti l’aeroporto della capitale Pyongyang. Le mosse successive, però, macchiarono le divise americane di fallimento e sconfitta. Una disfatta alla quale risposero le truppe dell’ONU composte da 18 paesi, i quali riuscirono a bloccare definitivamente l’esercito nordcoreano lungo il fiume Naktong. Nonostante questo “blocco”, la fine del conflitto era ancora lontana. Una serie di guerre, battaglie, scontri e massacri continuarono a susseguirsi per anni, facendo svanire le speranze di una possibile riuscita. La perdita più grande di questo scontro, purtroppo, non fu la scomparsa di ideali e sogni, bensì la morte di 2milioni di civili.

 

Questo conflitto, però, perdura ancora, e i primi segnali di tensione si riaccesero nel 2009. Dunque, per capire meglio quali idee e principi guidino questa disarmonia, è utile porsi tre semplici, ma allo stesso tempo intricate, domande: chi è Kim Jong-un? Chi lo appoggia? E cosa vuole?

Il 17 dicembre 2011, alla morte del padre Kim Jong-il, salì a capo della Repubblica Popolare Democratica di Corea del Nord Kim Jong-un, da subito conosciuto a livello internazionale per le sue iniziative missilistiche (la prima di queste non andata a buon fine). Tra i suoi incarichi non vi è solo quello di capo politico; al contrario, è noto come personaggio militare, dittatore, maresciallo e comandante. Studi completati a Berna sotto pseudonimo, appassionato di pallacanestro, amante delle vita lussuosa, due lauree conseguite in fisica e all’accademia militare, conoscenza di quattro diverse lingue. Ma dietro questa apparente maschera “comune” si cela un’intensa carriera e preparazione politica e militare, che lo ha condotto ad una gravosa politica dittatoriale e oppressiva.
La sua politica è stata, ed è tutt’ora, caratterizzata da continue minacce agli stati oppositori. Tra queste, la più famosa, fu quella rivolta contro gli Stati Uniti e la Corea del Sud il 7 marzo 2013, quando furono intimiditi da un possibile attacco nucleare. Un programma nucleare, questo, che non si è interrotto ad un primo avvertimento, ma che, al contrario, è stato perseguito fino a coinvolgere un generale dell’aviazione, un ingegnere e il presidente dell’Accademia nazionale per la scienza sulla difesa. Una leadership complessa, quella di Kim, in quanto il regime repressivo della Corea del Nord è da sempre dominato da un velo di occultazione, segretezza e riservatezza, tutte componenti che rendono difficile fare luce sui rapporti che intercorrono in queste delicate questioni che, se messe in atto, avrebbero conseguenze devastanti a livello mondiale.

Una minaccia reale quella che si aggira su tutta la superficie terrestre, sostenuta dal primo obiettivo di questa politica: rimanere al potere eliminando ogni opposizione, reale o possibile, proveniente dall’élite interna attraverso esecuzioni e purghe interne.

 

Fonti:

Crediti immagini: Immagine 1, Immagine 2, Immagine 3, Immagine 4Immagine 5, Immagine 6, Immagine 7, 

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