Dopo diversi secoli, si sono ricominciate a vedere delle figure geniali, ma profondamente malvagie, dei campioni del male, di cui tuttavia non possiamo fare a meno di riconoscere la grandezza. I primi casi in realtà si riscontrano nel mondo del teatro nel 1600, con le tragedie shakespeariane: tra Riccardo III, Lady Macbeth e Iago, quest’ultimo non è solo un antagonista, ma si potrebbe dire che incarni il Male stesso. La trama di “Otello” ruota intorno ai personaggi di Desdemona e Otello, sposati in segreto, Cassio, luogotenente del generale Otello, e Iago, che con una serie di trucchi e inganni riesce a mettere il generale di colore contro la sua amata e il suo luogotenente, facendogli credere che tra i due ci sia una relazione clandestina. Iago è un essere riprovevole, teso a distruggere l’amore tra il protagonista e Desdemona solo per una scommessa fatta con sé stesso, perché la luce emanata dal loro legame lo infastidisce. Non gli si può, tuttavia, non riconoscere la grandezza nella sua malvagità: basta un fazzoletto di Desdemona sistemato ad arte in un luogo dove non avrebbe dovuto essere a rendere reale il dubbio che Iago aveva instillato nel cuore di Otello. Davanti a una prova apparentemente inequivocabile, la luce dell’amore tra i due si spegne, divorata dall’oscurità della gelosia che porta il protagonista ad uccidere la sua amata senza che lei abbia alcuna colpa. Tutto a causa di un essere perfido e spregevole. Ma geniale: Iago è un abile manipolatore proprio perché conosce perfettamente la natura umana, non si lascia intimorire dagli ostacoli, ma al contrario, questi generano in lui il piacere della sfida, ed è in tal senso un eroe nero. Come uno dei migliori maestri di scacchi, raggira le persone come pedine su una scacchiera. Non importa a quale prezzo o con quali fini, ciò che conta è vincere.

Un altro campione del male del palcoscenico è sicuramente il Don Giovanni (ma qui siamo già oltre la metà del ‘700) di Mozart: un seduttore senza alcuno scrupolo o principio etico, un uomo che si beffa della morale, che segue solo e unicamente le leggi dettate dalla tirannide del vizio. Già all’inizio dell’opera tenta uno stupro e riesce in un omicidio. Non ha alcuna pietà, non conosce rimorso, è solo un seduttore egoista che guarda unicamente al proprio tornaconto. Anche nel rapporto con Leporello, che sembrerebbe l’unico di cui gli interessi, in realtà è falso: è disposto a vendere l’amico alla prima occasione pur di salvarsi la pelle. Alla fine, il Commendatore che aveva ucciso all’inizio del dramma torna sulla scena a presentargli il conto, ma nonostante ciò, Don Giovanni, imperterrito, non si pente neanche una delle tre volte in cui gli viene ordinato. Titanico per il suo egoismo, è destinato a bruciare tra le fiamme dell’inferno.

In letteratura il precursore fu John Milton, in Inghilterra, con il suo “Paradise Lost“, ma di questo si parlerà nell’articolo successivo in cui verranno trattati gli eroi neri nella letteratura inglese.

 

Fonti:

“EM, La nuova enciclopedia della musica”, aa.vv., Garzanti, Milano, 1985.

“Otello. Testo inglese a fronte”, W. Shakespeare, traduzione di S.Perosa, Garzanti, 2016.

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