Oriente e occidente, specificando meglio, il Giappone e l’Europa, si influenzano dal giorno in cui avvenne il loro primo incontro. Curiosità o insoddisfazione? Tra qualche riga questa bizzarra domanda sarà più comprensibile.

Andy Warhol, con la serie di Kiku, realizzata tra 1983-1984, riprende la semplicità e il minimalismo tipico dell’arte Giapponese.

Il Giappone, dal 1615 al 1869, rimane isolato, gli unici con cui potrà avere dei contatti commerciali saranno i cinesi e gli olandesi. Nonostante ciò, l’interesse per l’occidente ha, da sempre, caratterizzato la storia del Paese. Con l’ottavo shogunato ( 1684-1715) avviene una spinta verso la conoscenza dell’Europa. I porti si popolano di navi straniere. L’aspetto più interessante è il fatto che le due civiltà sono affascinate da ciò che non possiedono.

Analizziamo ciò dal punto di vista artistico: il Giappone mira ad arrivare a rappresentazioni sempre più simili al vero attraverso la tecnica della prospettiva, mentre, l’Europa vuole tornare ad una pittura più immediata costituita da campionature piatte, piani sovrapposti e colori brillanti.

Qui è evidente la ripresa di un soggetto tipico giapponese, si pensi agli alberi di susino rappresentati dalle più grandi scuole giapponesi.

Ora, vi chiederete, cosa ci sia di tanto particolare in ciò, la storia insegna che tutti sono attratti da ciò che non possiedono. Questo discorso può valere per quanto riguarda l’oriente. Per l’occidente invece si attua, se così possiamo dire, un ritorno al passato, un abbandono dei canoni accademici. Sembrerebbe non trattarsi semplicemente di una curiosità automatica, ma di una dimostrazione dell’insoddisfazione umana.

L’Europa, al tempo, molto più sviluppata del Giappone desidera ciò che non ha, sebbene sia qualcosa di più semplice. Badate bene che la mia riflessione non vuole in alcun modo screditare l’arte giapponese, tutt’altro, vuole semplicemente cercare, in modo piuttosto superficiale, di pizzicare la mente di voi lettori e invitarvi a rispondere alla domanda del titolo.

Credits:

fonti: catalogo hokusai hiroshighe e utamato

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