Gli abbonati alla linea telefonica Vodafone ogni giorno vengono tempestati di messaggi, chiamate, promozioni “esclusive” e offerte “solo per te, che sei cliente affezionato”. E ammettiamolo, quanti di quei messaggi vengono aperti e subito eliminati, quante chiamate rifiutate dopo l’ennesima indagine sul nostro piano tariffario? Un procedimento meccanico e automatico, cara Vodafone, ti ha vista protagonista sugli smartphone di tutti i clienti italiani a te legati. Almeno fino al 7 giugno 2017, quando qualcosa è cambiato.

“Fondazione Vodafone presenta OSO-Ogni Sport Oltre, la prima comunità digitale che avvicina le persone con disabilità allo sport”: un messaggio sul sociale, un appello alla sensibilità delle persone, uno sguardo sul mondo e le pari opportunità. Questo nuovo progetto è stato presentato a Roma nella cornice della sala della Scherma del CONI, e ha visto la partecipazione del suo presidente Giovanni Malagò, di Luca Pangalli (presidente del CIP), dell’Amministratore delegato di Vodafone Italia Aldo Bisio e del Presidente della fondazione Vodafone Italia Enrico Resmini. Ma non solo: l’evento ha visto la partecipazione dei due atleti paraolimpici Alex Zanardi e Bebe Vio (https://www.youtube.com/watch?v=FhfSvyJKsq0).

Ma che cos’è OSO?
OSO è la prima piattaforma digitale che mette in relazione portatori di handicap, famiglie, istruttori e professionisti mettendo in rete tutte le informazioni utili a chi vuole praticare sport in Italia. Dunque, un modello inclusivo di partecipazione, in grado di unire nello sport l’intera comunità attraverso uno strumento pratico e digitale: la piattaforma ognisportoltre.it e la App OSO disponibile per Android e iOS.

Piattaforma? Di che tipo?
5 sezioni la compongono, ognuna con un compito specifico: una parte informativa di news, approfondimenti e storie; una sezione di geolocalizzazione delle strutture accessibili organizzata secondo i diversi sport e disabilità; una community in cui condividere le proprie esperienze, leggere testimonianze e avvicinarsi a professionisti che possano sostenere la propria preparazione e infine, un’ala dedicata ai progetti delle associazioni che lavorano sul territorio e ad un marketplace in cui poter scambiare e acquistare attrezzature e strumenti utili per la pratica sportiva.

Aumentare, orientarsi, ridurre.
Si parla di “crescita” perché l’iniziativa ha l’obiettivo di aumentare in modo significativo le persone con disabilità allo sport. Durante il corso della presentazione è stato Enrico Resmini a spiegare le finalità:

“Chi vuole fare sport e ha una disabilità incontra oggi diverse barriere, di tipo economico, perché fare sport costa, costa comprare ausili, attrezzare palestre, addestrare i coach. La seconda è di tipo emotivo, perché bisogna rimettersi in gioco e, a volte, c’è timore. La terza è che bisogna orientarsi in questo campo, ma trovare la strada giusta e le informazioni spesso non è facile. Per ridurre queste barriere abbiamo pensato di utilizzare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

Interpretare le diversità: lo sport come lezione di vita
Un vero e proprio messaggio sul sociale promosso attraverso una linea telefonica, come ha ricordato Aldo Bisio:

“Lo sport è un atto umano di grande aggregazione e unione, aiuta a superare i limiti, ispira le persone. Per questo abbiamo deciso di finanziare questo progetto. […] La sfida per noi, come impresa, è saper leggere e interpretare questa diversità.

Un’opera di aggregazione, lo sport, che diventa un diritto di cui tutti devono poter beneficiare.

1,9 milioni di euro per 40 progetti nazionali per disabilità e sport
Questa piattaforma digitale, però, non si è limitata ad un unico progetto. Al contrario, grazie al bando di 1,9 milioni di euro, OSO ospita altri 40 programmi, ed è aperta ad accogliere tutte le associazioni che vogliono diffondere e divulgare la loro idea, garantendo l’accesso a una raccolta fondi da parte degli utenti della community.
Tra gli 11 vincitori del bando vi sono: Lo Sport e non solo dell’A.S.D Onlus Sa.Spo, BASS (lo snowboard è per tutti), Rowing for All (Federazione Italiana di Canottaggio), Tuffiamoci e Sailing for All.

Il vigore dell’unione ha creato grandi spazi accessibili a tutti, un tema assai discusso negli ultimi tempi, incentrati sulla mancanza di strutture adeguate e attrezzate per chi ha disabilità. E forse, è proprio partendo dallo sport che queste “barriere” possono essere abbattute, sensibilizzando e raccogliendo l’intera comunità.

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