Intorno alla prima metà del XIX secolo a Milano, oltre al Teatro Alla Scala, era presente ed attivo anche il Teatro Carcano. Il clima culturale e musicale milanese era così vivo e attivo anche grazie alla costante concorrenza fra questi due teatri lirici, elemento che li spinse a produrre una stagione di eccezionale qualità. Proprio in questo contesto favorevole nasce una delle prime opere romantiche italiane: Anna Bolena di Gaetano Donizetti.

L’opera fece il suo esordio il 26 dicembre 1830, al Teatro Carcano, dove era stata radunata una compagnia di canto di altissima qualità, impreziosita dalla presenza della grande Giuditta Pasta, che interpretò il ruolo della protagonista. Donizetti non solo era supportato dalla possibilità di servirsi di grandi cantanti, ma anche dalla raffinatezza tragica e classica del libretto di Felice Romani.

Per l’epoca il personaggio di Anna Bolena era estremamente innovativo, sia per il  peso tragico che la accompagna, che per lo spessore psicologico col quale viene descritta. Il soprano raggiunge il culmine tecnico ed espressivo nella grande scena della follia, elemento che caratterizzerà tutti i personaggi protagonisti femminili delle opere serie donizettiane. Durante queste scene il soprano diventa il centro drammatico dell’opera e generalmente anche la vittima soffocata dal potere maschile, il suo dolore viene espresso attraverso l’uso di una linea vocale ardita, struggente, che giunge sino ad esplorare la tessitura più acuta della voce del soprano, sovrapponendo la massima tensione emotiva alla massima difficoltà tecnica.

Il peso politico e culturale di Anna Bolena  viene sottolineato all’interno  della Filosofia della Musica di Giuseppe Mazzini, che la definisce come un’opera in grado di rinnovare ed educare moralmente gli italiani. La critica alla monarchia risulta evidente ed è filtrata attraverso lo stato emotivo della regina. L’opera incomincia infatti con i cavalieri che commentano il triste stato della regina che, perennemente trascurata dal re Enrico VII, trascorre le sue giornate in lacrime nel castello di Windsor.

Il re vuole liberarsi della moglie, accusandola di infedeltà e riuscirà ad ingannarla sino a rinchiuderla nelle prigioni della torre di Londra. Con questo atto vigliacco la monarchia si sporca del sangue di una vittima innocente e, secondo Mazzini, proprio questo evento dovrebbe portare il pubblico a riflettere sui valori enfatizzati dal Risorgimento italiano.

Questo rinnovamento morale è speculare ad un rinnovamento musicale  sperimentato da Donizetti, che apre il melodramma italiano alle tensioni romantiche, ai grandi finali tragici, all’ambientazione storica  ed ottiene un successo così vasto da affermarlo fra i più grandi compositori del melodramma italiano.

 

Fonti:

Philip Gossett, “Anna Bolena” and the artistic maturity of Gaetano Donizetti, New York: The Clarendon Press, Oxford University Press, 1985.

Credits: img