Esposizione permanente all’Hangar Bicocca, “I Sette Palazzi Celesti” sono un’installazione dell’artista contemporaneo Anselm Kiefer realizzata in occasione dell’apertura dello spazio espositivo nel 2004 su progetto di Lia Rumma. Successivamente ampliata nel 2015 su direzione di Vincenzo Todolì con cinque grandi tele, che ripropongono i temi affrontati dai Palazzi.
Esponente del movimento neo-espressionista, le installazioni di Kiefer mirano a condurre l’uomo alla realizzazione di un percorso interiore che lo metta alla prova con il mondo circostante.

Nel padiglione più grande, circa 7000 metri quadrati, si stagliano questi sette palazzi, costruzioni monumentali in cemento armato che variano dai 14 ai 18 metri sotto una volta completamente buia. Sono la raffigurazione visiva dei palazzi descritti nell’antico trattato ebraico “il Libro dei Palazzi/Santuari” risalente al IV-V secolo d.C. in cui si narra il cammino spirituale di colui che vuole avvicinarsi a Dio. Lo spettatore si trova proiettato in una realtà forte e intesa, si sente piccolo e vulnerabile difronte a questi colossi ma allo stesso tempo è attratto dalla loro decadenza, simbolo di lotta alla vita e alla sopravvivenza.

Ogni palazzo ha un nome e una storia, è personalizzato da incisioni, oggetti, scritte… è concepito come la meta di un percorso ed è portatore di un messaggio personale. Tra questi, il più imponente è Linee di Campo Magnetico, alto 18 metri, è caratterizzato da una pellicola di piombo che percorre il palazzo e si congiunge a terra con una bobina cinematografica e una cinepresa, entrambe di piombo. La scelta di questo materiale non è casuale, infatti non si lascia attraversare dalle radiazioni luminose e quindi non permette la produzione di immagini. Gli oggetti di piombo sono una allusione al tentativo nazista di cancellare la cultura ebraica e alla lotta iconoclasta che riguarda un lungo periodo della cultura occidentale.

Memoria è la parola d’ordine di Kiefer, egli combatte contro la perdita di quest’ultima generata dalla nuova arte. Se le torri sono il simbolo di un cammino spirituale intrinseco e frastagliato, sono anche la rappresentazione di ciò che rimane dell’Occidente dopo la seconda guerra mondiale: macerie, solo macerie. Secondo l’artista, la storia ha un valore importante e significativo: questi palazzi decadenti sono il risultato di una guerra catastrofica che non deve essere dimenticata in un presente in cui l’uomo e la società sono più forti ma facilmente vulnerabili.

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fonti: visita da parte dell’artista

foto: www.pinterest.com