Nel periodo di Carnevale è uso comune indossare delle maschere. Quelle che tutti conosciamo come Arlecchino, Colombina, Pantalone, Pulcinella e molte altre sono diventate l’incarnazione dell’identità nazionale italiana ormai in buona parte del mondo.

Ma in che contesto sono apparse le prime maschere? Che scopo avevano e perché possiedono caratteristiche così specifiche?

Ebbene le nostre maschere nascono in ambito teatrale, più precisamente in quello dell’Italia della prima metà del 1500.

Fanno parte del bagaglio artistico-culturale lasciatoci dalla così detta Commedia dell’Arte, un tipo di teatro che ha profondamente influenzato la nostra cultura, specialmente quella popolare di tutto il paese, anche quando l’Italia era solo un’idea e un dato geografico più che lo Stato politicamente unificato che è oggi.

La Commedia dell’Arte si fa comunemente risalire al 1545, anno nel primo atto notarile conosciuto che attesti la formazione di una compagnia di attori itineranti che si guadagna da vivere in modo indipendente, senza essere al servizio di corti e signori. Proprio per la sua natura itinerante quella delle maschere diventa una scelta obbligata: è insieme ad un uso più marcato del gesto e della mimica, un modo per farsi comprendere da un pubblico linguisticamente diversificato come quello dell’Italia del 1500.

Le maschere parlano al popolo con personaggi stereotipati facilmente riconoscibili come il servo rozzo ma astuto, il padrone avaro, la vecchia ruffiana, la ragazza civetta, il soldato spaccone ma codardo… Il motivo per cui gli attori scelsero di usare questi personaggi attinti dal quotidiano è riconducibile ancora una volta alla natura geografica dell’epoca, infatti, a differenza di altri paesi europei, l’Italia non possedeva personaggi storici riconoscibili a tutti.

Questo genere teatrale ha ironizzato e trasmesso la storia del nostro paese per circa quattrocento anni, fino al concludersi della Seconda guerra mondiale, data che mette la parola fine alla lunga storia dei Comici dell’Arte.

Tuttavia l’eredità lasciataci è enorme sia nel campo storico-sociale che su quello teatrale, dove grandi artisti come Giorgio Strehler hanno voluto omaggiare questa grande tradizione con spettacoli che ancora oggi sono amati e apprezzati dal pubblico italiano e non.

 

Fonti
“Le maschere italiane”, Nicola Fano, Il Mulino, 2001
“Maschere italiane della Commedia dell’Arte” Ferruccio Soleri, Ricordi, 1991.

Credits
www.comitatolinguistico.com
Kartaruga.it