10:01 pm
18 agosto 2017

Le Catene di Broceliande e Mago Merlino

Le Catene di Broceliande e Mago Merlino

di Andrea Bellandi

Una pietra e due chitarristi, la scena è pronta ed il pubblico attende.

L’Atelier del Teatro e delle Arti nel mezzanino del passante ferroviario di Repubblica è uno spazio suggestivo a cavallo tra un laboratorio ed un teatro. L’Atelier fa spesso del suo palco luogo di cultura ed esperienza creativa ed è proprio qui che i teatranti di N.d.A. – qui per scoprirne di più – hanno deciso di mettere in scena il dramma Le Catene di Broceliande di Roberto Rossi – con musiche originali di Andrea Forno e Matteo De Toffoli.

Lo spettacolo inizia con un cappello e Merlino che parla al pubblico da un passato lontano, come una finestra nella storia. Pian piano la sua storia, la storia del saggio Merlino si profila, portadoci a pensare chi è in realtà Merlino: un mago? O un pazzo? Un bugiardo?

Il racconto non si ferma solo a descrive il personaggio mitico e va ben oltre la storia che noi tutti conosciamo: vede la miseria ed il dolore nelle leggendarie prodezze, l’incanto della magia e l’antico e rude mondo contadino scontrarsi e ancora Merlino e Nimue – conosciuta meglio come la Dama del Lago, amata da Merlino – raccontare le loro vite.

Artù, sconfitti i ribelli con l’astuzia, decide di risparmiare i duchi, rendendo i loro figli cavalieri: una tavola rotonda, Lancillotto suo braccio destro, poi le nozze con Ginevra. Una storia idilliaca di fratellanza, subito sporcata dal sangue e dall’omicidio.

La ricerca della pace diventa un ricordo vago perchè Artù, che Merlino considera al pari di un figlio, ha grande carisma, ma non è abbastante forte per gestire il regno e la ragion di stato diventa la vera prigione di Merlino e Nimue, per tenerlo a sé, decide di chiuderlo nella foresta per sempre, prigioniero dell’amore tanto quanto lo era delle responsabilità.

Spettacolo davvero interessante perché non solo racconta la storia che tutti conosciamo da una prospettiva nuova, ma rappresenta anche un esempio illuminante di come anche con una scenografia minimalista si possa comunque far sognare ad occhi aperti, portandoci ancora”indietro” nel regno di Camelot.

Complimenti quindi ad NdA e al loro gruppo di giovani appassionati teatranti.

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