Siamo abituati a chiese lussuose, piene di sfarzo, testimonianza di anni e anni di storia. Altre volte invece a chiese vuote, prive di ogni ornamento. Chiese tenute bene, alcune trascurate; in stile gotico, in stile romanico, con capitelli greci, con colonne arabe. Tuttavia, un tipo particolare di chiese sfugge all’attenzione perché nascoste; eppure, queste sono di una particolarità e di una bellezza rara. Ecco, quindi, le cinque chiese nella roccia più belle di Italia.

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Marche. Tempio del Valadier.

Ha tutta l’aria del nascondiglio perfetto. Eppure è un vero luogo di preghiera, ancor’oggi in uso e pienamente attivo. Questa sua particolarità le conferisce un’aria di protezione, un piccolo rifugio di fede, o meglio “Refugium Peccatorum”, la frase che viene riportata sulla facciata. La piccola Chiesa venne commissionata da Papa Leone XII, sul progetto del noto architetto Giuseppe Valadier. Il piccolo luogo santo prende il nome proprio dal suo progettatore. Il Tempio del Valadier è caratterizzato da una costruzione nascosta nelle pareti di roccia e marmo di una grotta meravigliosa. Viene definita come la Chiesa dell’abbraccio di pietra, che si staglia e si scaglia nel panorama. L’ubicazione sono le famigerate Grotte di Frasassi. Infatti ci troviamo nel comune anconetano di Genga, in un sistema di cavità e anfratti unico al mondo.

Abruzzo. Eremo di San Bartolomeo in Legio.
Questa chiesa ha una particolarità unica: è un tutt’uno con la parete rocciosa che funge da casa per questo luogo santo. Si mimetizza perfettamente con la natura che la circonda, quella del Parco Nazione della Majella, in Abruzzo. L’Eremo per definizione è di difficile accesso, un luogo nel quale si ritiravano eremiti e anacoreti. Quello di San Bartolomeo in Legio è forse uno dei più suggestivi della regione Abruzzo, data la collocazione dell’edificio principale: a mezzacosta, sul versante a solatio del Vallone di Santo Spirito. A protezione di questo patrimonio vi è un tetto di roccia dal fascino unico, che abbraccia questo piccolo luogo di fede precedente all’XI secolo. L’eremo, quindi, può essere raggiunto solo percorrendo due sentieri: il primo scende da Valle Giumentina e permette di vedere il luogo sacro sul versante opposto quasi nascosto nella roccia; il secondo scende da Roccamorice e termina con una galleria scavata nella pietra.

Campania. Chiesa rupestre di San Nicola.
Parliamo di Ischia, per esattezza del volto mistico di questa isola verde. Ischia è conosciuta per i bagni di sole, le acque benefiche e le escursioni in barca. Tuttavia, ha un segreto: un lato spirituale. Dove? Nella sua parte meno turistica. Basta risalire il Monte Epomeo e arrivare in cima, proprio sulla vetta, dove si apre uno scenario spettacolare: un tempietto scavato nella roccia molto poco conosciuto. Quasi fosse una foglia che cade in pieno autunno sospesa tra cielo e terra, si trova la Chiesa rupestre di San Nicola, una piccola chiesetta perfettamente mimetizzata con la pietra che è si è trasformata nei secoli passati in rifugio per molti durante le continue e spietate invasioni saracene dell’XI secolo in poi. Dopo il periodo delle seconde invasioni barbariche, il tempietto fu affidato alle monache, e ancor dopo agli anacoreti, o eremiti. Ad ogni modo questo luogo di fede scavato nel tufo, una particolare roccia magmatica, rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura rupestre.

Basilicata. Chiesa di Santa Maria di Idris.
“In quel precipizio è Matera. La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra.” Ecco le parole di Carlo Levi quando parla nel suo Cristo si è fermato a Eboli della bella città della Basilicata: Matera. Levi parla di una chiesa bianca, che sembra confondersi con la roccia, o meglio nascere proprio da questa. Di fronte a ciò? Stupore. Santa Maria di Idris è unica al mondo come lo stesso nucleo che la ospita, quello dei Sassi, un paesaggio culturale appartenente al patrimonio Unesco fatto di gallerie, case-grotte, cenobi, conventi, vicoli e portali scavati nella candida calcarenite. Tra le tante chiese rupestri, questa è però quella che predomina il centro storico, con il suo “cappello di roccia” dall’alto del Monterrone, una rupe calcarea nel mezzo del Sasso Caveoso.

Santa Maria dell’Isola. Fonte

Calabria. Santuario di Santa Maria dell’Isola.
Isola dalla vita notturna, dalla vita balneare, caratterizzata da caos, suoni, ritmi e musiche. Eppure, Marina dell’Isola parla usando il silenzio. Spiagge bianche, roccia massiccia a picco sul mare. Qui, sul cucuzzolo, sorge il Santuario di Santa Maria dell’Isola, un luogo di fede incredibilmente bello. Questo santuario rappresenta il simbolo della “perla del Tirreno”. Il progetto di realizzazione di questa imponente basilica proviene dai benedettini e ancora oggi si possono vedere un giardino curato e un interno minuscolo. Prova di fede e prova fisica: una scalinata precedere l’ingresso al santuario. La vista ripaga la fatica! Se il cielo è limpido e non ci sono nuvole, se si aguzza bene la vista, c’è la possibilità di vedere le isole Eolie. In occasione di Ferragosto poi, si può assistere ad una incredibile processione: quella della Madonna dell’isola. Incredibile: avviene sull’acqua.

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