Al giorno d’oggi è normale per ognuno di noi entrare in libreria e comprare libri dal formato “tascabile”, volumi pratici e da poter leggere ovunque. È difficile dunque per un lettore del ventunesimo secolo capire quale novità sia stata il formato in ottavo, inventato, tra il quattrocento e il cinquecento, da Aldo Manuzio sulle linee di Petrarca.

Aldo Manuzio fu portatore di una enorme rivoluzione tipografica, sia dal punto di vista dei caratteri che della grandezza del libro. Se prima la lettura era riservata ai nobili che possedevano una biblioteca e dei leggii  abbastanza grandi da reggere gli enormi “libri da banco”, con Petrarca prima e Manuzio dopo, la lettura cominciò ad essere non proprio alla portata di tutti, ma almeno di molti. Già il compositore del Rerum Vulgarium Fragmenta aveva parlato del libro d’autore e del piccolo formato, poi più tardi nel ‘400, Manuzio diede vita al cosiddetto “enchiridia”, il libretto da mano. Questo formato era stampato in materiali più o meno pregiati e consentì la divulgazione culturale anche, in certi casi, a strati più bassi della società. Da buon umanista che era, Manuzio non lasciava che i suoi libri fossero esclusivamente documenti informativi, ma si impegnava per realizzare opere “coerenti” ed eleganti: le miniature e le immagini si riferivano (e non era la norma all’epoca) sempre al contenuto narrativo dell’opera. Inoltre l’eliminazione del commento, salvo che nelle grammatiche, rendeva la lettura scorrevole e agevole, senza che l’occhio del lettore dovesse muoversi di continuo tra una fascia e l’altra. Nel giro di circa due secoli, il nuovo modello di libro cominciò a circolare. Lo stesso Manuzio, per tutelarsi, chiese al doge di Venezia un privilegio per il formato tascabile e anche per il nuovo tipo di carattere che rendeva la lettura più facile e piacevole: il corsivo aldino. Questo tipo di carattere tentava di riprendere la minuscola umanistica, una delle scritture più leggibili ed eleganti del quindicesimo secolo, che vantava come iniziatori Poggio Bracciolini e Niccolò Niccoli.

In sostanza, la rivoluzione di Aldo Manuzio una volta iniziata non si arrestò più, arrivando fino ai giorni nostri e standardizzando il concetto di libro e di lettura. Con il passare dei secoli, grazie a questa potente innovazione, la cultura divenne accessibile anche alle classe sociali più basse.

 

 

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