Le collaborazioni tra diversi marchi di moda sono diventate negli ultimi anni uno degli elementi di questo settore/industria/mercato. In genere si tratta di partnership di grandi retailer con note casate della moda del lusso (pensiamo alle capsule collection di H&M create con Versace o Kenzo). Sulla stessa lunghezza d’onda si pone l’ultima delle trovate del mondo del glamour…

Si tratta della collaborazione tra il marchio americano Supreme e la maison francese Louis Vuitton, nota per essere uno dei colossi del settore du luxe, come dicono i francofoni. Ora, affrontando la situazione da una prospettiva puramente contemporanea nonchè di demografica di mercato, questa unione che può sembrare bizzarra ha una sua motivazione ben precisa.

È necessario però che prima vengano fatte alcune precisazioni. Nel lontano 2000 il brand dello skate si era indebitamente appropriato del logo LV, che era stato apposto su felpe, t shirt e cappellini, e a causa del quale si era guadagnato una denuncia da parte della controparte europea.

Per uno strano scherzo del contrappasso oggi i due si trovano a condividere, consapevolemente, una collezione! E le ragioni di questa unione sono, in realtà, chiare e precise: uno ha l’occasione di elevarsi nell’Olimpo del lusso (o quantomeno avvicinarsene), l’altro ha la possibilità di pubblicizzarsi in maniera facile e diretta e di rivolgersi ad un pubblico più ampio, quello giovanile, e oggi più influente.

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Tuttavia non ci si trova più all’interno dei confini della moda. Si è sfociati in un universo parallelo, nel quale le regole del mercato e del marketing regnano incontrastate. A sostenere questa tesi è l’intervista fatta dal magazine Vice, che ha parlato con alcuni ragazzi (la maggior parte tra i 16 e 10 anni) che attendevano fuori dalla nuova boutique di Londra per entrare a comprare un capo o accessorio di questa attesissima e acclamatissima collezione. Persone che hanno lavorato, risparmiato, sognato ardentemente di riuscire ad acquistare una maglietta con il logo ‘Supreme LV’. Il problema, non marginale, è che la qualità dei capi risulta essere anche scadente: una felpa, prezzo di listino di 550€, ma rivenduta a 2000, “fa schifo anche paragonata alla roba solita di Supreme. È incredibile che questa roba si rivenda a così tanto”.

I prezzi sembrano quindi essere esorbitanti, tanto che il costo più basso è di 400€ per una maglietta fino ad arrivare a 50 mila euro per una valigia.

Bisogna prestare attenzione, essere furbi e non cadere in tranelli commerciali simili. Inoltre non si può parlare di moda in casi simili. Lo streetwear è uno stile giovane e ormai consolidato nella società odierna, ma romperne i sistemi in questo modo va ad annullare anni e anni di storia della moda, intesa come studio del capo, artigianato e passione.

Ad ogni modo, secondo ultime notizie provenienti dalla casa LV, tutti i pop-up store sparsi per il globo (inclusi i già consolidati -e sold out- Londra, Parigi e Seoul), anche per ragioni ancora non ben precisate.

 

Fonti: www.vice.comfashionista.com

Immagini: copertina