Nel 20esimo arrondissement c’è il più conosciuto cimitero di Parigi. Meta di milioni di turisti ogni anno, il Père-Lachaise fu voluto da Napoleone sia per questioni igieniche, allontanare i luoghi di sepoltura dalla città, sia per questioni etiche, dare un luogo di riposo a chiunque, attori, prostitute, poveri e indigenti. Nel 14esimo arrondissement invece, poco lontano dal quartiere latino, c’è il cimitero cittadino di Montparnasse. Cittadino nel senso più stretto della parola per vicinanza fisica e morale. Passeggiando per il grande Boulevard Montparnasse potreste decidere di fermarvi allo storico ristorante La Coupole frequentato negli anni ’30 da celebrità come Man Ray, Picasso, Marc Chagall, Georges Braque e molti altri. Se svoltate in una stradina qualsiasi, tra una creperie e un bistrot, c’è un basso muro, un cancello sempre aperto e tante persone che ci entrano come fosse un luogo pubblico dove riunirsi. Quello è il cimitero di Montparnasse, dove una folla enorme e silenziosa ha accompagnato Jean Paule Sartre nel suo ultimo viaggio nel 1980 (il video davvero commovente del suo funerale civile è ancora visibile su youtube). Lì riposa ora insieme alla sua Simone, nel cuore pulsante della città che lo amò e ancora oggi lo ricorda con affetto. Poco più in là, vicino ai due grandi scrittori, una tomba apparentemente spoglia nasconde una grande scrittrice: Marguerite Duras (1914-1996). C’è solo un grande vaso di terra non pieno di fiori ma di penne, piantate come radici da uomini e donne di tutto il mondo che omaggiano la scandalosa e impavida autrice.

 

Nata nell’Idocina francese, a Saigon, si trasferisce a Parigi solo all’età di diciotto anni. In quel momento tutti gli influssi e ciò che c’è da imparare dal mondo, si sono fissati in lei indelebilmente. La sua formazione non è stata prettamente europea, sebbene frequentasse un collegio a Saigon: Duras visse a stretto contatto con la cultura vietnamita apprendendone gusti e segreti. I rapporti con la famiglia sono difficili, una madre opportunista e due fratelli agli antipodi: il maggiore con il quale taglierà qualsiasi rapporto è un bruto e uno sciocco, il minore invece sarà per sempre il suo pupillo soprattutto dopo la sua morte prematura.

Nel 1950 scrive Una diga sul Pacifico considerato il suo vero esordio letterario e uno dei migliori libri scritti sulla guerra, Duras infatti partecipa attivamente alla Resistenza contro i nazisti e il suo secondo marito verrà addirittura deportato nel campo di concentramento di Dachau.

Ma è con L’amante (1984) che si rivela al mondo come una straordinaria scrittrice. Nonostante si sia sempre sottratta a dichiarazioni circa la sua vita personale, è molto probabile che questo romanzo, vincitore del premio Goncourt, sia stato scritto sulla base della sua reale esperienza in Indocina. La storia narra di una ragazzina quindicenne che si innamora di un ricco cinese. L’amore naturalmente è impossibile per la differenza di età e di ceto sociale. La sua prosa asciutta, chiara, ricorda esattamente la voce di una ragazzina. Sembra di leggere un diario segreto, senza mai pensare che ci sia la penna di un’ adulta dietro, ed è per questo che il romanzo colpisce così tanto.

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Una piccola prova di abilità nel racconto breve viene precedentemente superata con Moderato cantabile (1958). Questo sostanzialmente si può definire il racconto del non detto. Intuiamo che Anna, la protagonista, ha qualche problema e intuiamo la sua disperazione ma nulla viene mai veramente rivelato, tranne il disagio psicologico e il reiterarsi dei gesti giorno dopo giorno. Con questo racconto di appena novanta pagine, Duras apre le porte ad una nuova corrente letteraria detta Nouveau roman che punta all’oggettività del quotidiano. Per intenderci fu il corrispondente letterario di quella corrente che in campo cinematografico venne definita Nouvelle Vague ovvero la volontà di descrivere la vita negli anni ’50 senza fronzoli o romanticismi, ma partendo dal disagio generazionale e politico che invadeva la Francia e descrivendone l’immediatezza  e il risvolto nelle azioni quotidiane.

Non a caso Moderato cantabile fu successivamente interpretato sul grande schermo da Jean Paul Belmondo colui che aveva interpretato con À bout de souffle (Fino all’ultimo respiro) di Jean-Luc Godard, il manifesto della Nouvelle Vague e uno dei film più belli nella storia del cinema.

Marguerite Duras rimarrà per sempre nella storia della letteratura francese per la sua voce forte e chiara al di fuori del coro, al di fuori di qualsiasi etichetta, non volle mai essere definita una scrittrice del Nouveau roman sebbene in sostanza lo fosse eccome. Il consiglio più sincero che si possa dare per innamorarsi di questa scrittrice è quello di partire da L’amante se ancora non la conoscete. L’intensità delle sue pagine in fondo ha fatto innamorare milioni di persone in tutto il mondo.

“Ho quindici anni e mezzo. Non ci sono stagioni in questi paesi, il clima è sempre uguale, afoso, monotono, siamo in quella fascia calda della terra che non ha primavere, non ha risvegli. […] Ho imparato già qualcosa. So che a far bella una donna non sono né i vestiti, né le cure di bellezza, né il prezzo degli unguenti, né la rarità e il valore degli ornamenti. So che il problema è un altro, ma non so quale sia. Non è quello che credono le donne. Si agghindano per niente. Si risparmiano. Nell’ombra delle ville si conservano per dopo…alcune impazziscono. Altre vengono piantate per una servetta che sa tacere. Piantate. Questa parola, quando le colpisce, ha un suono spaventoso, il suono di uno schiaffo. Alcune si uccidono. Questo mancare delle donne a se stesse sempre l’ho sentito come un errore.”

 

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