A partire da luglio 2016 il Comune di Roma ha proposto un piano per intervenire e modificare il sistema di illuminazione pubblica per le vie della Città eterna: sostituire le vecchie lampade a gas con le ultramoderne lampade a led. A dicembre 2016, invece, questa progressiva trasformazione ha raggiunto le vie del centro storico e, come ci si può immaginare, le proteste dei cittadini non hanno tardato a far sentire la loro voce.

Il tumulto della folla ha unito sotto un’unica volontà di ribellione residenti, commercianti, artigiani e, persino, la consigliera del I° Municipio Nathalie Naim. E’ stata proprio una donna in prima fila a battersi contro “lo scempio delle luci a led” (Repubblica). Il desiderio di rimanere legati alla tradizione (sinonimo di sicurezza e certezza) ha prevalso su una scelta fondata su un principio preciso: un risparmio energetico del 55%, pari a un riduzione dei costi di 23 milioni di euro all’anno. Non è bastato fare leva sull’importanza e la gravità che gli scarichi di gas hanno sull’ambiente per placare le sommosse; al contrario i cittadini si sono riuniti contro il progetto Acea (una multiservizi attiva nei settori dell’energia e dell’ambiente) di sostituire le “vecchie” luci gialle.
Il principale motivo che ha animato gli animi dei Romani è legato alla freddezza di questa nuova illuminazione, in forte contrasto con lo spirito dei suoi abitanti e il fasto dei monumenti che la avvolgono e circondano, attirando a sé ogni anno milioni di turisti.


“La sostituzione delle luci sta stravolgendo radicalmente l’arredo urbano” (Linda Cipollone, avvocato).

“Le lampade moderne non si addicono ai quartieri storici della città” (Maria Carlotta Melzi, abitante del I° Municipio).

E ancora: “Alla sindaca chiediamo di fare una passeggiata, di notte, nei vicoli di Roma. Solo in questa maniera potrà rendersi conto di quanto sono brutti i nuovi lampioni e di quanto il cuore della città soffra per questa […] decisione del Campidoglio” (Nathalie Naim, consigliera).

 

Insomma, una protesta così pressante tale da spingere l’amministrazione capitolina, guidata dall’assessore all’urbanistica Luca Montuori, a cercare una soluzione a questa luce bianca e “distante”: una variazione di colore che si adatti ai diversi spazi pubblici, una luce più “calda” che riduca l’affaticamento visivo.

Nonostante il crescente malcontento nell’uso dei led, non è mancato chi ne ha sostenuto la sua importanza. Si chiama Marco Frascarolo (uno dei responsabili della nuova illuminazione della Cappella Sistina) colui che ha sottolineato come bellezza e modernità possono convivere; questo, però, alla sola condizione che vengano rispettate le norme adeguate, in quanto il rischio è di attuare un progetto sbagliato che possa mettere a repentaglio il fascino e la bellezza di Roma.

Per un buon impianto di illuminazione è necessario prendere in considerazione il tipo di sistema utilizzato, nel rispetto della legge dell’inquinamento luminoso e per la sicurezza fotobiologica. Insomma, agire con cura e dedizione devono essere i principi su cui ogni intervento deve fondarsi.
“Roma è una città dove non si può intervenire con leggerezza, perché la sua unicità la rende un gioiello su quale non è consentito giocare.”

Nuova illuminazione a led in via della Conciliazione e a San Pietro, Roma 28 novembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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