Abbiamo già parlato negli scorsi mesi di alcune “specie aliene”, sia vegetali sia animali, che sono giunte in Italia, e più in generale in Europa, per lo più tramite i traffici commerciali, e hanno trovato un fertile terreno in cui proliferare, adattandosi completamente ai nostri habitat. Ad esempio, la tanto temuta ambrosia e la fastidiosa cimice asiatica, talmente diffusa da aver fatto parlare di “invasione”. Scoiattoli giapponesi, corvi indiani, oche egiziane… Queste specie esotiche possono essere dannose per la biodiversità, colpendo conseguentemente l’economia locale e la salute umana.

Per questo motivo, l’Unione Europea ha deciso di intervenire: nel gennaio 2015 è infatti entrato in vigore il Regolamento 1143/2014, volto ad istituire un quadro d’azione comunitario per intervenire su queste problematiche. I principali punti d’azione sono la prevenzione, il rilevamento precoce e l’intervento mirato. Per fare ciò, è stato creato, all’interno di questo regolamento, un elenco elaborato dai rappresentati degli Stati membri, contenente tutte le specie potenzialmente pericolose che hanno rilevanza per tutta l’Unione. Viene chiamato Union list e ha già subito una revisione, che entrerà in vigore il prossimo agosto: dalle 37 specie elencate nella prima lista del 2016, si è passati a 49 nel 2017, 23 vegetali e 26 animali. Una seconda revisione è già in programma ed è in corso l’analisi degli effetti rischiosi di 11 nuove specie.

Sia la Commissione Europea sia gli Stati membri possono proporre ulteriori specie da aggiungere all’elenco, sottoposte poi alla valutazione di una commissione scientifica. Le specie che vengono inserite nella Union list vengono sottoposte a misure restrittive come quelle riguardanti l’importazione, la vendita e l’allevamento/coltivazione. L’elenco ha l’obiettivo primario di fungere da strumento per la prevenzione, al fine di evitare l’introduzione di tali specie. Nel momento in cui esse siano già presenti, si punta ad un loro rapido riconoscimento, per estirpare il problema prima che esso danneggi l’ecosistema o l’agricoltura. In caso di specie già radicate, le misure proposte dal Regolamento 1143/2014 mirano a contenerne la diffusione.

L’Unione Europa interviene non solo dando uno strumento prezioso per il riconoscimento di queste problematiche, ma anche finanziario, con progetti quali LIFE o Horizon 2020. Un’azione coordinata a livello europeo è necessaria per evitare che specie pericolose siano importate in uno Stato e vadano poi a colonizzare anche i territori circostanti, recando danni anche gravi agli altri ecosistemi e alle altre economie, oltre ad intaccare la già delicata biodiversità.

Credits: Pixabay (1)

Fonti: European Commission (1) (2)