Come per gli altri stili drammatici del mondo, anche per quello indiano è molto difficile identificare e stabilire una data di inizio. Ciò che sappiamo con certezza è che i più antichi frammenti giunti fino a noi che portano testimonianze di opere drammatiche vere e proprie sono databili intorno al I secolo d.C.

È però nel secolo successivo che viene redatta la più importante fonte che tratta di teoria del dramma, esclusivamente indiano. Stiamo parlando del Nātyaśāstra. In questo testo non troviamo indicazioni sul carattere dei personaggi o sullo svolgimento di un’azione, come ci si aspetterebbe da un testo occidentale, sono invece elencati tutta una serie di elementi estremamente importanti per la buona riuscita di un dramma sanscrito. Troviamo inizialmente un elenco degli stati d’animo, bhāva, che devono essere rappresentati per scatenare il rasa, cioè ciò che si può definire con “piacere estetico o poetico”.

Il Nātyaśāstra in poche parole tratta del modo in cui uno stato d’animo deve essere rappresentato attraverso l’uso delle parole, delle azioni, del trucco e di tutte le altri componenti spettacolari per suscitare nello spettatore l’esperienza estetica desiderata. L’obbiettivo degli spettacoli sanscriti è sempre quello di offrire un’esperienza armoniosa.

Tramite questo testo veniamo a conoscenza di molte particolarità del teatro indiano come per esempio: la morte e la violenza non possono essere messe in scena; i drammi possono essere composti da 1 a 10 atti, dove ogni atto deve coprire metaforicamente un lasso di tempo di 24 ore; ci informa sulle forme che la pianta della sala dove si svolge lo spettacolo può avere, può essere rettangolare, quadrata o triangolare; come è diviso lo spazio dedicato al pubblico; che caratteristiche doveva possedere un attore per essere considerato di alto livello; oltre che a molte indicazioni sulla musica, il costume e il trucco. Come per molte fonti antiche anche sulla veridicità del Nātyaśāstra alcuni studiosi sollevano dei dubbi, ma ciò non toglie che sia un testo incredibilmente interessante.

Fonti

“ Storia del teatro”, Oscar G. Brockett, Marsilio, 2014

Credits

scuolallopera.wordpress.com