La perla blu: con questo nome è diventata famosa da qualche anno fra i turisti che si rivolgono al Marocco. Parliamo di Chefchaouen, città immersa nella regione montuosa del Rif, nella parte più settentrionale dello stato.

Fra foreste di querce e cedri e fra gli ultimi abeti ancora presenti in tutto lo stato, montagne, vallate e fiumiciattoli, ecco la città. Fondata fra 400 e 500 da ebrei e musulmani esiliati dalla regione spagnola dell’Andalucia, Chefchaouen ripropone in parte la stessa struttura dei paesini andalusi: una città alta – la parte più antica dell’insediamento –, ricca di viette che si intrecciano irregolari, ed una città bassa, più moderna. Nel corso dei secoli, venne considerata una città sacra, tanto che fu proibito l’accesso agli stranieri; finché proprio gli spagnoli instaurarono un protettorato in quella zona del Marocco ed invasero la città, facendone una base militare. Rimasero a Chefchaouen fino a metà degli anni ’50 del secolo scorso, motivo per il quale la maggior parte degli abitanti ancora parla lo spagnolo senza difficoltà.

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Sede di ben otto moschee, la città alta trova il suo centro nella piazza di Outa-el-Hammam, con la sua fortezza e gli splendidi giardini all’interno della kasbah (la rocca). La zona più moderna è sede invece di mercati e negozietti ideali per lo shopping; lana e coperte sono i prodotti di punta della città, che si distingue anche per la produzione di mobili in legno di cedro e di formaggio di capra.

Le attrattive di Chefchaouen non sono limitate alla sola città: poco lontano si apre il Parco Nazionale di Talassemtane, che offre diverse possibilità agli escursionisti. Nota curiosa: nei 60 mila ettari di parco si coltiva quasi il 40% del quantitativo mondiale di marijuana e circa l’80 della produzione consumata in Europa. Questa zona del Marocco è infatti l’unica in cui risulta legale la coltivazione di tabacco – non lo è invece il commercio –.

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Mercatini e parchi naturali a parte, il fascino maggiore di Chefchaouen rimane comunque nelle casette della città, dipinte di azzurro, secondo la tradizione ebraica, negli anni ’30 del ‘900. È proprio alla colorazione delle case che Chefchaouen deve il nome con il quale è famosa oggi, così come anche entrata a far parte del Patrimonio UNESCO nel 2010.

Fonti: www.lonelyplanet.com

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